00:00
Allora, immaginate di essere a Washington il 14 aprile del 1865.
00:11
Sono passati cinque giorni da quando il generale Robert Lee, il comandante dell'esercito sudista, ha capitolato ad Appomattox, mettendo fine alla guerra civile americana.
00:24
Il presidente Lincoln è a teatro, a vedere una commedia.
00:29
Mentre la rappresentazione è in corso, nel teatro entra un attore, un famosissimo attore di teatro, talmente famoso che nessuno lo controlla, nessuno lo ferma, perché lì è di casa, è molto giovane, ha solo 27 anni, ma da parecchi anni è uno degli attori più famosi d'America, in un'epoca, capite, in cui il teatro aveva lo stesso spazio che oggi hanno la tv, il cinema e anche qualcosa di più probabilmente.
00:56
Questo attore da anni i giornali lo esaltano, lo chiamano l'uomo più bello d'America. Si chiama John Wilkes Booth ed è un simpatizzante del Sud che ha appena perso la guerra civile e non ha mai nascosto di odiare il presidente Lincoln che vede come appunto la causa di tutti i mali del Sud. Una volta è stato anche arrestato per i discorsi che faceva in giro contro il governo. John Wilkes Booth L'uomo più bello d'America entra nel palco presidenziale senza che nessuno controlli, altri tempi come capite, tira fuori la pistola e spara alla nuca del presidente.
01:37
Un ufficiale cerca di fermarlo, lui tira fuori un pugnale, pugnala l'ufficiale e scappa, convinto di essere come Bruto che ha ammazzato Giulio Cesare per difendere la libertà.
01:51
Morirà due settimane dopo in uno scontro a fuoco con la cavalleria che lo ha seguito nella sua fuga.
02:00
Lincoln è il primo presidente degli Stati Uniti a morire in un attentato e come sapete non sarà l'ultimo. Dopo di lui altri tre presidenti degli Stati Uniti verranno ammazzati mentre sono in carica, l'ultimo è Jack Kennedy naturalmente. La morte di Lincoln è un momento di svolta nella conclusione di una guerra civile che era costata all'America 600.000 morti.
02:30
In altre parole, molti più morti di tutti quelli delle guerre americane del Novecento.
02:37
Una guerra che era stata scatenata proprio dall'elezione di Lincoln a presidente degli Stati Uniti nelle elezioni del novembre 1860.
02:49
Lincoln, candidato repubblicano, ma vedremo presto che allora democratici e repubblicani, anche se esistevano già, non coprivano lo stesso spettro elettorale che coprono oggi.
03:03
Lincoln era stato eletto col 40% del voto popolare, quindi una maggioranza relativa, anche perché all'epoca non usava come adesso avere solo due candidati, ce n'erano di più. Nelle elezioni del 1860 i candidati sono quattro.
03:19
Lincoln ha la maggioranza relativa, vince in tutto il nord, nella maggior parte degli stati schiavisti del sud non prende neanche un voto.
03:31
Un paese spaccato quindi.
03:34
Oggi negli Stati Uniti la divisione dell'elettorato fra quelli che votano Trump e quelli che votano Biden evoca spesso scenari da guerra civile.
03:46
Chi ha conoscenti americani sa che ci credono davvero che il paese sia quasi a rischio di conoscere di nuovo un'esperienza del genere talmente espaccato oggi.
03:59
In realtà quando uno studia l'origine della guerra civile americana ci si rende conto che prima che un paese precipiti davvero nella guerra civile non basta, non basta che ci sia una spaccatura dell'opinione pubblica, che ci sia una percentuale anche consistente della popolazione che è contraria al sistema, non basta.
04:20
La guerra civile in America nell'Ottocento è scoppiata perché nel paese si confrontavano due diversi modelli di sviluppo di economia, di società, ognuno radicato in una parte degli Stati Uniti.
04:37
E ognuno di questi due modelli contrapposti era così radicato che in realtà tutti ci credevano, non soltanto appunto i poveracci che si sentono esclusi, ma i politici, ma gli intellettuali, ma i ricchi, ma gli ideologi.
04:53
Allora cos'era che nell'Ottocento ha diviso così profondamente gli Stati Uniti? da farli precipitare nella guerra civile.
05:02
E che cosa sono gli Stati Uniti alla metà dell'Ottocento?
05:07
Qualche dato.
05:09
Gli Stati Uniti nel 1860 hanno 31 milioni di abitanti. A noi verrebbe da ridere, oggi ne hanno 300 milioni, ma per la metà dell'Ottocento è una popolazione molto importante. 31 milioni di abitanti vuol dire che gli Stati Uniti hanno più abitanti della Gran Bretagna.
05:27
e ne hanno appena un po' meno della Francia, e sto parlando delle due più grandi potenze mondiali, dei due paesi all'avanguardia in Europa, che hanno già dei vasti imperi coloniali nel resto del mondo, quindi gli Stati Uniti sono potenzialmente già una delle grandi potenze mondiali. Ma la cosa più impressionante è questa, che nel 1860 hanno 31 milioni di abitanti, ma dieci anni prima ne avevano solo 23 milioni, il che vuol dire che in un decennio la popolazione è aumentata di un terzo.
06:04
Il paese sta crescendo enormemente, si riempie di immigrati e sta conoscendo una colossale crescita industriale.
06:15
I decenni centrali dell'Ottocento, lo sapete, sono di crescita industriale travolgente nei paesi d'avanguardia, in Gran Bretagna, in Germania, in Francia, negli Stati Uniti.
06:26
In quel decennio, 50-60, il valore della produzione industriale negli Stati Uniti si è raddoppiato.
06:36
Quando si parla di cifre è bene fermarsi un attimo a riflettere. Avete presente come noi lottiamo con lo 0,5 annuo?
06:43
L'1% annuo di aumento, ecco, qui parliamo di un raddoppio nell'arco di 10 anni.
06:53
Per il momento sono ancora un paese in cui i contadini sono più numerosi degli abitanti delle città ma il sorpasso sta già per arrivare.
07:02
Ci sono negli Stati Uniti nel 1860 53 mila chilometri di ferrovie funzionanti, più quelle in costruzione, 53 mila chilometri. In tutta Italia, alla stessa data, 1800 chilometri.
07:22
Per di più, è una società unica al mondo perché è una società democratica, col suffragio universale che non c'è in nessun paese d'Europa. Intendiamoci, il suffragio universale come lo concepivano loro, maschile.
07:36
Però c'è già un movimento femminile che chiede la parità dei diritti e il voto anche per le donne.
07:42
Le uniche disuguaglianze sono quelle economiche, ma attenzione, mentre oggi gli Stati Uniti, lo sappiamo, fra i paesi occidentali, Sono quello dove la disuguaglianza fra i super ricchi e i poveri è più ampia, anche se noi in Italia li stiamo rapidamente raggiungendo.
08:01
All'epoca gli Stati Uniti sono il paese più egalitario del mondo, le disuguaglianze sono più ridotte che non altrove, i salari sono molto più forti che non in Europa.
08:11
Il che spiega quella marea di emigranti che dalla Germania, dalla Polonia e anche dall'Italia ormai stava cominciando ad arrivare negli Stati Uniti. Il tasso di alfabetizzazione è altissimo. Negli Stati Uniti il 90% della popolazione bianca sa leggere e scrivere. In Italia alla stessa data 20%.
08:37
Stati Uniti 90%. Tutti leggono il giornale.
08:41
Allora, questo quadro complessivo è vero di tutto il paese, ma fino a un certo punto il discorso sulla democrazia, l'egualitarismo, l'alfabetizzazione vale in tutto il paese, anche se forse al nord questi fattori sono ancora più accentuati che non al sud. Ma l'enorme sviluppo industriale, l'immigrazione, la massa di gente che arriva, lo sviluppo e la trasformazione costante caratterizzano solo il nord.
09:08
Il nord ha tre quarti degli abitanti, ma ha quasi tutte le fabbriche, quasi tutti gli operai.
09:16
Il sud è ricco, ma è un paese interamente agricolo, dove la ricchezza consiste nelle piantagioni e negli schiavi.
09:26
Capite, 4 milioni di schiavi sono un capitale gigantesco. Il sud possiede 4 milioni di schiavi, quindi sulla carta è proprietario di una colossale ricchezza, ed è straricco grazie ai profitti del cotone che nel sud è diventato ormai una monocultura c'è ancora un po' di tabacco in Virginia ma mentre il sud un secolo prima era un paese dove si produceva appunto il tabacco, lo zucchero, il riso nel 1860 il sud è il paese del cotone ed è il paese del cotone perché c'è la rivoluzione industriale in corso in Inghilterra le filature di Manchester mangiano ogni anno una montagna di cotone E questo cotone arriva dagli stati del sud.
10:10
Grazie al capitale immobilizzato in 4 milioni di schiavi e agli enormi profitti del cotone il sud è straricco. Ma è un'economia ferma che non sta crescendo e non si sta trasformando.
10:25
Il nord invece è in profondissima trasformazione.
10:30
E tuttavia fino alla metà del secolo il Sud ha diretto politicamente gli Stati Uniti. L'élite dei grandi proprietari terrieri, dei piantatori del Sud ha dominato la politica degli Stati Uniti. Lincoln è il sedicesimo presidente. Su 15 presidenti prima di Lincoln, 9 venivano dagli Stati del Sud. E di loro otto erano proprietari di schiavi.
11:02
Capite? Fino all'elezione di Lincoln un po' più di metà dei presidenti degli Stati Uniti erano personalmente proprietari di schiavi. E anche quelli che venivano dal nord sono sempre stati eletti in base ad accordi elettorali con i piantatori del sud. Non c'è mai stato un presidente che si opponesse agli interessi del sud.
11:27
E questa egemonia politica del Sud, in realtà, come dire, si spiega col fatto che anche se io finora ho parlato di Nord e Sud, in realtà gli Stati Uniti non erano divisi in due, erano divisi in tre.
11:42
Perché c'era anche l'Ovest, o come dicevano loro, il West.
11:49
Il Nord, il Nord con al cuore il New England puritano, il Connecticut, il Massachusetts.
11:57
E con la grande metropoli di New York, il nord è commerciale, portuale, affarista, industriale, in tumultuosa crescita demografica, dominato dal capitalismo commerciale e industriale.
12:14
Il sud è agricolo, produce il cotone, poi lo manda al nord perché non ha neanche buoni porti.
12:20
Il Sud di fatto vive di quello, è in mano a un'elite di piantatori e vive di un'economia basata sulla schiavitù.
12:29
E poi c'è l'Ovest, perché il continente americano è ancora in gran parte da colonizzare. Agli occhi dei bianchi non è di nessuno.
12:40
Noi sappiamo che ci vivono innumerevoli nazioni indiane, per usare il termine che si usava una volta, nazioni indigene, native.
12:47
Agli occhi dei bianchi è come se non ci fosse nessuno, è un mondo da conquistare. Il West che stanno conquistando in quegli anni non è ancora il Far West dei cowboys, è quello che oggi si chiama il Middle West. Paese di coloni, di contadini che arrivano lì e la terra c'è per tutti, il governo distribuisce la terra gratis, se arrivi ti fabbrichi la tua capanna di tronchi e ti metti a coltivare, la terra non costa niente, te la danno.
13:16
Ovviamente è una società anche questa, egualitaria, la più egualitaria d'America, è una società individualista ed è una società contadina.
13:27
Il fatto che il West è un mondo di contadini spiega come mai per molto tempo il West e il Sud sono alleati, perché fondamentalmente hanno gli stessi interessi, sono interessati alla difesa dell'agricoltura e non degli interessi industriali.
13:46
E poi sono interessati all'espansione territoriale. L'espansione territoriale vuol dire che l'America e gli Stati Uniti devono trovare spazio per la marea di immigrati che stanno arrivando, si devono espandere verso ovest e anche i piantatori del sud hanno una gran voglia di espandersi verso ovest. L'ovest è grande ma c'è poi tutto il sud-ovest. La guerra contro il Messico del 1848.
14:15
di cui noi non ci ricordiamo niente, chi è che sa che gli Stati Uniti hanno fatto la guerra al Messico nel 1848, al massimo ci ricordiamo di Fort Alamo, di David Crockett per qualche film di Hollywood. La guerra del 48 è un momento epocale in cui gli Stati Uniti sconfiggendo il Messico si impadroniscono di immensi territori, il Texas, il New Mexico, la California.
14:40
E quella guerra l'hanno voluta i Piantatori del Sud e i coloni dell'Ovest, alleati, e rappresentati in politica da un partito che esiste ancora oggi, che era il Partito Democratico.
14:56
A noi può sembrare strano che il Partito dei Piantatori del Sud fosse il Partito Democratico, in realtà chi ha la mia età si ricorda che ancora negli anni Sessanta il Sud votava Democratico, Poi con Reagan si è messo a votare repubblicano e adesso è il baluardo dei repubblicani e di Trump, ma per tanto tempo al sud hanno dato per scontato che il loro partito era il partito democratico. Nell'ottocento il partito del sud era il partito democratico ed era anche il partito dei coloni, dei piccoli proprietari dell'Ovest.
15:29
Solo che questa coalizione alla metà dell'ottocento comincia a essere minacciata. perché di fronte alla coalizione dei contadini e dei piantatori, gli industriali del nord contano sempre di più e loro vogliono politiche diverse da quelle che convengono all'agricoltura.
15:52
Il primo momento in cui ci si rende conto che è impossibile avere una politica economica che vada bene a tutti, E che quindi si dovrà per forza andare allo scontro, allo scontro politico, ben inteso, all'inizio nessuno pensa ad altro. Ma lo scontro politico diventa inevitabile nel momento in cui gli industriali del nord reclamano, come succede anche oggi, avete presente, i dazzi contro la Cina.
16:19
All'industria americana convengono i dazzi. Noi vogliamo che le merci che vengono dall'Inghilterra costino troppo, i nostri abitanti devono comprare la nostra roba, la nostra produzione industriale, quindi tariffe.
16:34
I piantatori del sud le tariffe non le vogliono, loro vivono di esportazione, vivono esportando il cotone, guai se gli inglesi si arrabbiano e cominciano a mettere tariffe sul cotone americano.
16:49
Magari vi sembra poco, è un conflitto economico, ce ne sono continuamente nei paesi avanzati. Eppure su quel conflitto economico si comincia a intravedere la base di una spaccatura drammatica degli Stati Uniti. Perché quello che succede è che ogni volta che la lobby degli industriali a Washington cerca di ottenere una politica favorevole per loro, tariffe doganali, Al sud qualcuno comincia a dire che a loro non importa se il governo di Washington decide queste cose, perché i singoli stati non sono mica obbligati a fare quello che dice Washington.
17:29
Gli Stati Uniti sono un'unione di stati liberi, ognuno dei quali ha aderito volontariamente e non è obbligato a rispettare le leggi federali.
17:39
Capite?
17:41
Voglio dire, noi viviamo nell'Europa della Brexit. Capite quanto è grosso il problema di stabilire fin dove puoi andare, fin dove ti puoi spingere una volta che hai deciso di entrare dentro un'unione. Al sud il discorso è noi di leggi contrari ai nostri interessi non ne vogliamo, se voi le fate noi non le applichiamo.
18:03
Nel 1832, mancano ancora 30 anni all'elezione di Lincoln, è una storia lunga come vedete quella delle origini della guerra civile nel 1832 Washington passa una legge che impone tariffe doganali più alte e uno degli stati del sud lo stato più estremista del sud uno dei pochissimi dove gli schiavi neri sono addirittura più numerosi degli abitanti bianchi e lo stesso stato che poi sarà il più estremista e il primo a dichiarare la secessione 30 anni dopo il South Carolina, nel 1832 il South Carolina davanti a una legge federale che impone nuove tariffe doganali dichiara che per quanto riguarda l'oro del South Carolina quella legge è nulla.
18:56
Lo Stato del South Carolina è libero di nullificare, dicono loro, le leggi di Washington.
19:05
Si apre un dibattito politico violentissimo che è passato alla storia appunto come il dibattito sulla nullificazione e lì per la prima volta si comincia a discutere su cosa sono davvero gli Stati Uniti e entra in scena uno dei grandi politici americani dell'epoca, un personaggio che noi oggi in Italia conosciamo pochissimo naturalmente, morirà prima della guerra civile, è uno dei grandi politici che rappresentano gli interessi del Sud, si chiama Callum, John Callum, È un intellettuale profondissimo, un difensore della schiavitù come l'unico sistema con cui il Sud può vivere e nel dibattito sulla nullificazione John Cullen, a nome di tutto il Sud, dichiara che anche se ci siamo uniti ognuno dei singoli stati conserva la sua piena sovranità.
20:01
Gli stati sono i sovrani e il governo federale a Washington è soltanto il loro agente e che non c'è nessun obbligo di obbedire al governo di Washington perché questa è una cosa che semmai si può fare negli stati nazionali dove l'interesse nazionale è unico e gli Stati Uniti non sono la stessa cosa. John Callum dichiara espressamente, cito, noi non siamo una nazione.
20:29
ma un'unione, una confederazione di stati uguali e sovrani.
20:37
L'Inghilterra è una nazione, gli Stati Uniti non lo sono.
20:42
Di fronte a questa posizione gli ideologi del nord invece argomentano che gli Stati Uniti sono una nazione e che le leggi di una nazione devono essere uguali per tutti.
20:54
Capite, oggi è facile, mi sembra, vedere come il discorso di Callum nella sua lucidità andasse contro lo spirito del tempo. Perché nell'Ottocento, e noi italiani ne sappiamo qualcosa, lo spirito del tempo era la nazione, l'unione della nazione, gli interessi sacri della nazione.
21:14
Dire noi non siamo una nazione era un discorso straordinariamente inquietante, ma anche perdente alla lunga. E in effetti oggi c'è chi dice guardate che la guerra civile americana è il momento in cui si è risolta questa cosa, in cui gli Stati Uniti con la forza sono stati trasformati in una nazione.
21:38
Ora finché si tratta della polemica o della guerra politica sulle tariffe doganali, gli interessi del Sud e quelli dell'Ovest tutto sommato sono ancora gli stessi, contadini gli uni e contadini gli altri.
21:54
Quello che fa invece davvero saltare questa grande alleanza fra il sud e l'ovest è proprio la grandiosa espansione degli Stati Uniti che ormai appunto negli anni 40 e 50 si mangia questo enorme boccone dei territori conquistati al Messico e prosegue, arriva all'Oceano Pacifico, alla fine degli anni 40 c'è la corsa all'oro in California, per esempio.
22:22
E comincia l'epopea non più del West ma del Far West, del West più lontano, delle guerre con gli indiani delle pianure, delle carovane di coloni che si spingono sempre più a Ovest. Avete presente tutte queste mitologie americane, no? Va all'Ovest, ragazzo, perché all'Ovest c'è appunto il futuro di una nuova nazione. Ora c'è un problema.
22:48
Gli Stati Uniti, com'è la procedura con cui si allargano verso l'Ovest? Funziona così. L'Ovest è il nulla. Non appartiene a nessuno. Appartiene agli indiani, semmai, ma appunto si fa finta che non ci siano gli indiani. Appartiene al Messico. Ma i messicani sono brutti e cattivi e noi li abbiamo sconfitti e ci prendiamo quel che vogliamo.
23:08
Quando in un certo territorio, che magari è grande come un paese europeo, c'è qualche migliaio di coloni bianchi, questi possono chiedere di essere riconosciuti come un territorio degli Stati Uniti. Non uno Stato, ma un territorio, è una tappa intermedia. Quando poi, dopo qualche anno, gli abitanti bianchi sono ancora aumentati, si può istituire ufficialmente lo Stato.
23:34
E' con questo meccanismo che gli Stati Uniti diventano sempre più numerosi. Sapete che all'inizio le stelle sulla bandiera a stelle e strisce erano 13. Sono 13 le colonie che si ribellano all'Inghilterra. Oggi sono 50 le stelle sulla bandiera, 50 Stati. Via via se ne creano di nuovi.
23:55
Qual è il problema? Il problema è che gli Stati Uniti si dividono Fra stati dove la schiavitù è permessa e stati dove la schiavitù è vietata.
24:09
C'è una linea, la linea Mason-Dixon, che attraversa da ovest a est il territorio, a nord in genere gli stati hanno abolito la schiavitù, a sud invece ci sono gli stati schiavisti.
24:23
Dico al nord l'hanno abolita perché fino alla rivoluzione la schiavitù esisteva in tutti gli Stati Uniti, anche nel nord, anche nel New England, però nel nord non aveva mai attecchito veramente, perché in un'economia basata sul commercio, sulla navigazione, sull'industria, il lavoro degli schiavi non è in realtà utile, mentre invece è utile nelle grandi piantagioni del sud.
24:50
Vedremo poi quali erano i motivi veri per cui il nord aveva generalmente abolito la schiavitù, non è così semplice come noi potremmo pensare, ma per adesso lasciamo stare. Per adesso mi basta che vi sia chiaro che il problema nasce quando bisogna decidere se un nuovo territorio e poi un nuovo stato avrà gli schiavi oppure non li avrà.
25:13
E la classe dirigente sudista spinge perché i nuovi territori e i nuovi stati ammettano la schiavitù perché l'idea è anche noi così potremo spingerci fin lì a comprare, allargare, creare nuove piantagioni, portare lì i nostri schiavi. Se invece in questi stati la schiavitù sarà proibita saranno solo i contadini del nord che potranno andare a vivere e a lavorare lì. Per gli stati del sud è vitale che nei nuovi stati venga introdotta la schiavitù.
25:46
Tant'è vero che dopo la conquista del Texas strappato al Messico, che ripeto, almeno la mia generazione si ricorda il film, Alamo, l'Epopea, ecco, piccolo dettaglio, i messicani avevano vietato la schiavitù. Quando gli americani conquistano il Texas, naturalmente, reintroducono la schiavitù nel Texas, perché quella guerra è stata voluta dalle elite del Sud che in quel momento comandano.
26:16
Le elite del Sud hanno bisogno che i nuovi stati siano schiavisti, anche perché Ormai è chiaro a tutti che ci sono blocchi contrapposti, gli interessi degli stati industriali e commerciali e gli interessi degli stati agricoli con gli schiavi. Questi interessi si giocano a Washington e a Washington un pezzo cruciale del meccanismo politico è il Senato, che come forse o certamente sapete il Senato degli Stati Uniti è un'istituzione meravigliosa, Ancora oggi meravigliosa perché il Senato degli Stati Uniti è creato senza alcun rapporto con la popolazione degli stati.
26:59
Ogni stato manda due senatori a Washington, sia stati minuscoli che hanno mezzo milione di abitanti, sia la California, ognuno di questi stati manda a Washington due senatori.
27:14
E allora se c'è il blocco degli stati schiavisti bisogna che gli stati schiavisti siano il più numerosi possibile. Ogni nuovo stato con gli schiavi sono due senatori del nostro blocco. Ogni nuovo stato che vieta la schiavitù sono due senatori che voteranno dall'altra parte.
27:33
La cosa produce effetti surreali.
27:36
Vi racconto quando è la prima volta che ne hanno discusso. 1820, si crea un nuovo stato all'Ovest, il Missouri.
27:43
Lì per la prima volta c'è lo scontro, vogliamo gli schiavi? No, non li vogliamo. Alla fine vincono i sudisti e il Missouri nasce come uno stato che avrà gli schiavi.
27:54
Ma per dare un compenso al nord viene creato un nuovo stato del nord ritagliando un pezzettino del Massachusetts, il Maine, che in passato era stata una colonia autonoma, poi era diventato parte del Massachusetts, ma adesso lo ritagliano dal Massachusetts. Si inventano un nuovo Stato al Nord, che ovviamente vieta la schiavitù, e così avranno anche loro due senatori in più a Washington a rappresentare gli interessi degli Stati del Nord.
28:29
Con la guerra al Messico il problema si era ripresentato. È fantastico vedere come già anni prima che scoppi la guerra, A Washington sanno benissimo che quella guerra la faranno, che la vinceranno, che gli Stati Uniti si mangeranno immensi territori. Nel 1846, due anni prima della guerra, a Washington stanno già discutendo ci metteremo gli schiavi o non ce li metteremo in questi nuovi territori.
28:57
E nel 1846 il senatore Toombs della Georgia, Stato del Sud, Il senatore Toombs della Georgia dichiara in Senato, davanti al Dio vivente, se con le vostre leggi cercherete di cacciarci dal Texas e dal New Mexico, cercherete di cacciarci vuol dire vieterete la schiavitù e quindi noi piantatori del sud non potremo espandere le nostre aziende, In quelle zone, se cercherete di cacciarci dal Texas e dal New Mexico, io sono per la secessione.
29:38
1846, mancano 15 anni alla vera secessione. Il senatore Tumbs della Georgia sarà poi giustamente generale nell'esercito sudista e fuggirà in Europa dopo la sconfitta.
29:53
Vabbè, poi nel dopoguerra tornerà e diventerà rapidamente di nuovo il politico più influente della Georgia, ma questa è un'altra storia.
30:02
Dunque, la conquista del Messico pone questo problema sul tavolo e alla fine si arriva a un compromesso. Al Texas gli schiavi, il New Mexico invece gli schiavi non ci sono.
30:13
La California bisognerà vedere, per adesso sospendiamo.
30:19
solo che nel corso di questo dibattito viene fuori la grande novità politica, che mentre finora i piantatori del sud e i coloni dell'ovest politicamente erano alleati, su questo fatto di avere gli schiavi nei nuovi territori dell'ovest i coloni non sono mica tanto d'accordo, perché in realtà c'è fame di terra, tutti vogliono questi nuovi territori, e i coloni dell'Ovest sono piccoli contadini, non hanno schiavi, non ne hanno bisogno, cominciano a pensare che perché dobbiamo dar retta ai piantatori del Sud e ammettere la schiavitù in questi nuovi territori.
30:59
E poi c'è il fatto che l'Ovest, nel tumultuoso sviluppo dell'economia americana, l'Ovest in quegli anni 40-50 dell'Ottocento, E' sempre più legato economicamente al nord. Pensate alle ferrovie. Le ferrovie negli Stati Uniti vanno tutte da est a ovest. Sono come delle cuciture che collegano l'est con l'ovest e quindi il nord delle industrie e dei porti col middle west agricolo.
31:30
Ormai grazie alle ferrovie il grano, la carne del west non vanno più a New Orleans. L'unico porto del sud dove si arrivava scendendo il Mississippi sui barconi. Adesso i prodotti dell'ovest vanno a est, vanno a Boston, a New York, in ferrovia.
31:50
Poi c'è il fatto che il nord industriale ormai produce macchine, produce macchine agricole. E le macchine agricole al sud non servono perché il lavoro delle piantagioni di cotone lo fanno a mano gli schiavi e nessuno ha voglia di investire nella meccanizzazione. E invece i piccoli contadini indipendenti dell'Ovest le nuove trebbiatrici automatiche le comprano e come?
32:14
E nel Middle West nascono nuove città che dal nulla diventano metropoli, Chicago. Pensate a Chicago che in pochi decenni diventa una metropoli con i suoi macelli, con le sue fabbriche di carne in scatola.
32:27
Il regno di Al Capone, 60 anni dopo, si baserà ancora su quello, il controllo dei macelli, dell'industria, della trasformazione. E tutto questo fa da volano appunto fra l'Ovest agricolo e l'industria e i porti del nord e il sud agricolo.
32:44
del cotone e degli schiavi, economicamente si sente sempre di più una zona isolata dal resto del paese. E quindi, capite, se uno dice, come oggi sempre più si sente discutere, si sente dire, ma è veramente sì, è la schiavitù, la guerra civile americana, il problema è stata la schiavitù. Sì, è vero, certo che sì, però bisogna capirsi.
33:12
La schiavitù è stato il motivo per cui gli Stati Uniti si sono spaccati e le teste più lucide lo avevano previsto da molto tempo. Già nel 1832 Tocqueville, lo avete presente? Grande viaggiatore francese che scrive libri lucidissimi sugli Stati Uniti che ha attraversato da un lato all'altro. Tocqueville già trent'anni prima della guerra civile scriveva il più temibile di tutti i mali che minacciano l'avvenire degli Stati Uniti, nasce dalla presenza dei neri nella loro terra.
33:52
E dunque la schiavitù è il motivo, però attenzione perché non dobbiamo tradurre questa cosa in un discorso moralistico o umanitario, con i buoni da una parte che vogliono abolire la schiavitù e i cattivi dall'altra che invece la vogliono tenere. La questione è che si tratta dell'egemonia di un settore o dell'altro.
34:13
Perché il Nord aveva abolito la schiavitù?
34:16
O intendiamoci, fra le elite colte del Nord, come fra quelle europee nel Settecento, il discorso sul fatto che la schiavitù è una cosa indegna e che bisogna abolirla, questi erano discorsi che si facevano naturalmente, ma sono discorsi, ripeto, elitari. che non hanno quasi nessuna presa nell'opinione pubblica popolare del nord e dell'ovest. Il nord ha abolito la schiavitù perché il suo sistema economico si basava sul lavoro di operai, di marinai, i quali non volevano la concorrenza degli schiavi, non volevano che i padroni potessero utilizzare schiavi e quindi ovviamente schiacciare la capacità contrattuale degli operai bianchi.
35:03
Questa cosa non la dico io, l'ha detta per esempio il secondo presidente degli Stati Uniti, John Adams, nordista.
35:10
John Adams dice, siamo all'inizio dell'Ottocento, il Massachusetts ha abolito la schiavitù.
35:17
La vera causa fu il moltiplicarsi dei lavoratori bianchi che non intendevano permettere oltre ai ricchi di rivolgersi a questi concorrenti dalla pelle scura.
35:31
Se i proprietari avessero ottenuto per legge il permesso di tenere schiavi, la gente del popolo avrebbe ammazzato i neri e forse anche i loro padroni.
35:44
Questo è il modo in cui il secondo presidente degli Stati Uniti valutava le motivazioni che avevano portato gli stati del Nord a abolire la schiavittù.
35:55
E del resto che le motivazioni non fossero umanitarie lo dimostra il fatto che molti stati del Nord, come New York, e anche quasi tutti i nuovi stati dell'Ovest avevano leggi che negavano il voto ai neri liberi, gli vietavano di andare a scuola, vietavano ai neri di far parte delle giurie, proibivano i matrimoni misti, in qualche caso vietavano addirittura la residenza ai neri. L'Illinois, lo stato di Lincoln, aveva una legge che proibiva l'ingresso nello stato a qualunque nero libero che non fosse già residente.
36:31
In altre parole, quelli che ci sono non li possiamo buttare fuori, ma non ne vogliamo altri.
36:39
E d'altra parte, al Sud, all'inizio dell'Ottocento, si discuteva seriamente di abolire la schiavitù.
36:47
Perché lì, fra le elite colte, effettivamente l'impatto morale di questa cosa e anche la sensazione che fosse, da un punto di vista economico, un sistema arcaico, non veramente redditizio, ecco. Questo fa sì che al sud, all'inizio dell'ottocento, il dibattito sul fatto che forse era meglio abolirla la schiavitù c'era. E in particolare, alla fine, nei primi anni dell'ottocento, si decide di abolire non la schiavitù perché sarebbe un passo enorme, però di abolire la tratta degli schiavi.
37:23
In altre parole, gli schiavi che ci sono ce li teniamo, ma è inumano andare ancora a prenderne altri. L'abolizione della tratta viene decisa a Washington sotto la presidenza di Jefferson, sudista, proprietario di schiavi, il quale però è assolutamente convinto che la schiavitù prima o poi andrà superata e che quindi intanto è meglio evitare che si espanda troppo.
37:47
Capite, al sud c'è anche chi fa due conti e comincia ad avere paura. Quanti sono questi neri?
37:55
Nel 1860 i neri negli Stati Uniti sono 4 milioni e mezzo, di cui 4 milioni di schiavi.
38:02
Sono il 14% della popolazione degli Stati Uniti, la stessa percentuale di adesso, identica, ma nel sud sono il 40%.
38:13
Stanno tutti lì praticamente.
38:16
E allora al tempo della rivoluzione, della guerra di indipendenza americana, al sud, era normale sentir dire che la schiavitù era una cosa arcaica, immorale, da superare. Il primo presidente, George Washington, grande piantatore della Virginia e padrone di 200 schiavi, che peraltro libererà per testamento, George Washington non si faceva scrupolo di dire la schiavitù a me ripugna.
38:45
Politici meridionali popolarissimi in quegli anni non avevano nessun problema al Sud, in quegli anni, e badate, fine Settecento, inizio Ottocento, poi la musica cambierà e lo vedremo. Ma in quegli anni anche i politici più popolari del Sud non avevano nessun problema a dire in pubblico che la schiavitù era una pratica abominevole, un cancro sul nostro volto.
39:07
E ancora nel 1832, anno fatale, che mi accorgo di aver già citato parecchie volte, L'assemblea della Virginia, il Parlamento della Virginia, il più importante Stato del Sud, discute una mozione per l'abolizione della schiavitù.
39:24
Non passa, ma per pochi voti.
39:28
Non passa, soprattutto perché mentre all'inizio tutti quanti possono anche essere d'accordo che prima o poi la schiavitù bisognerà superarla, però nel concreto, nel concreto cosa facciamo poi? Gli schiavi, l'abbiamo detto, sono un capitale gigantesco. Non è che li puoi, come dire, la proprietà privata è sacra ragazzi, siamo in America, e non è che tu puoi togliere alla gente una gigantesca proprietà privata senza risarcire i proprietari. E con quali soldi?
39:57
E poi soprattutto una volta che hai liberato i neri, cosa gli dici di fare? Il dibattito si arena lì, perché in realtà nessuno si immagina che i neri possano continuare a vivere da liberi cittadini negli Stati Uniti insieme ai bianchi.
40:14
Bisogna mandarli da qualche parte.
40:16
Nei primi decenni dell'Ottocento, quando si discute sull'abolizione della schiavitù al Sud, nascono anche le società per rimandare in Africa i neri liberi.
40:29
La soluzione è quella. Società umanitarie che raccolgono capitali e lo fanno. Creano una colonia in Africa, comprando un vasto territorio, lo chiamano Liberia, e cominciano a finanziare il trasferimento in Africa di schiavi liberati. Tutto questo avviene sotto la presidenza di Monroe, che è uno dei presidenti sudisti e padroni di schiavi, che incoraggia fortemente questo progetto per rimandare in Africa i neri, tanto che la capitale della Liberia, che dopo qualche anno diventa uno stato indipendente, si chiamerà e si chiama tuttora, come sapete, Monrovia.
41:08
in onore del presidente Monroe proprietario di schiavi e fautore del rimandare in Africa gli schiavi man mano che riusciamo a liberarli in qualche decennio rimandano in Liberia qualcosa come 15.000 neri liberati i quali peraltro in Liberia creano piantagioni e riducono in schiavitù gli indigeni ma questo è un altro discorso il modello di società che hanno in testa è quello Ora, ora il punto è che queste cose che vi sto dicendo valgono per il sud dei primi anni dell'Ottocento, ma al tempo dell'elezione di Abraham Lincoln non è più vero.
41:50
Nel 1860 nessun politico del sud oserebbe più dire la schiavitù va abolita, è immorale o così via. Perché? Perché è cambiato il clima? Una causa è economica e Devo dire che ci mostra la potenza dell'economia, cioè la potenza con cui i fattori economici riescono a plasmare la mentalità collettiva, l'opinione pubblica. Perché il fatto che all'inizio dell'Ottocento l'economia del Sud non era così ricca, sia appunto la canna di zucchero, il tabacco, il cotone, ma i profitti erano modesti e molti potevano dire non è un sistema economico che abbia un futuro.
42:32
Invece la rivoluzione industriale ha cambiato tutto. Con la rivoluzione industriale, ve l'ho detto prima ma adesso acquista un altro significato, capite la cosa, con la rivoluzione industriale la produzione di cotone per mezzo di schiavi si rivela un modo per fare un sacco di soldi e allora sono sempre meno quelli che dicono no la schiavitù è un sistema arcaico da superare, no no, le cifre sono cifre, la schiavitù produce enormi profitti. Il risultato fra l'altro è che il prezzo degli schiavi sale vertiginosamente, oltretutto ha invietato la tratta, anche se di nascosto la tratta continua lo stesso, navi del nord di Boston, di New York continuano a fare la spola e a scaricare clandestinamente schiavi importati dall'Africa, però ufficialmente è abolita e quindi il prezzo degli schiavi sale.
43:30
Allo scopo della guerra civile uno schiavo vale tranquillamente mille dollari in un'epoca in cui un bracciante prende otto dollari al mese risultato il sistema della schiavitù c'eravamo sbagliati non era mica così arcaico non era mica così superato proprio per niente è un sistema che garantisce giganteschi profitti e poi c'è un'altra c'è un'altra ragione per cui al sud il discorso aboliamo la schiavitù cessa di risuonare Ed è ideologica invece stavolta.
44:04
E anche qui si vede quanto è importante l'ideologia, come è capace di accecare quando si prende troppo sul serio e quando crea spaccature tra due fronti contrapposti. Perché l'altra grande novità dopo il 1820-30 è la nascita dell'abolizionismo.
44:23
La nascita cioè di un movimento religioso puritano che prende piede al nord, che critica la schiavitù da un punto di vista morale e che con crescente energia reclama l'abolizione della schiavitù subito, senza tante discussioni, senza risarcire nessuno, perché la schiavitù è vergognosa e quelli che hanno gli schiavi hanno fatto il patto col diavolo e bruceranno all'inferno e non meritano nessun rispetto e in un paese cristiano la schiavitù deve essere abolita.
45:01
Il movimento abolizionista è un grande movimento di opinione che si diffonde nel nord, che non penetra mai granché fra le masse, ma che a livello di elite colte invece, a partire dagli anni 30-40 dell'Ottocento, guadagna grande spazio.
45:16
Risultato, al sud si spaventano sempre di più. Sentendo i toni dell'abolizionismo, al sud si irrigidiscono.
45:26
Per un politico del sud continuare a dire come prima era normale sì in fondo la schiavitù prima o poi bisognerà superarla diventa impossibile, non ti rieleggono semplicemente.
45:38
Uno dei politici che nel 1832 aveva votato in Virginia per abolire la schiavitù diventa poi governatore della Virginia e però di abolire la schiavitù non ne parla più e quando un amico del nord gli chiede come mai risponde Io non ho cambiato idea, ma i vostri abolizionisti ne hanno fatto un argomento vietato tra di noi.
46:06
Parlare contro la schiavitù è la morte politica nel Sud. Ripeto, non ti vota più nessuno.
46:13
E dunque capite cosa sta succedendo? Sta succedendo che gli stati del sud si sentono ormai un settore del paese isolato, che ha interessi contrapposti al resto del paese e che i propri interessi li identifica con la schiavitù. La schiavitù bisogna difenderla a tutti i costi, altrimenti il nostro sistema finirà in minoranza e noi siamo spacciati.
46:37
E quindi gli intellettuali del sud smettono di parlare male della schiavitù e cominciano a difendere.
46:44
Il dibattito sulla schiavitù negli anni 30, 40, 50 assume questa connotazione nuova. Cominciano a comparire politici, ideologi, pensatori, teologi, predicatori protestanti del sud sono in prima linea. La schiavitù è una roba sacrosanta, c'è nella Bibbia.
47:02
Cominciano a comparire teorici che difendono la schiavitù con argomenti affascinanti. Esempio, ma credete che gli operai del nord stiano meglio?
47:14
Ma al nord gli operai sono sfruttati in modo ignobile, vergognoso, si spaccano la schiena per quattro soldi. Noi i nostri schiavi li trattiamo bene e sono felici.
47:27
Citazione da uno dei discorsi di quell'epoca. I nostri schiavi sono felici, soddisfatti, paghi e del tutto incapaci, vista la loro inferiorità intellettuale, di crearci il minimo problema.
47:41
Sono una razza inferiore.
47:43
Volevate rimandarli in Africa, al paganesimo, alla superstizione? Teniamoceli qua, godono di tutti i benefici della civiltà e della religione cristiana. Ovviamente devono essere schiavi, ma pensate che potrebbero governarsi da soli, ma non fatemi ridere.
48:00
Tutti sono d'accordo negli Stati Uniti, ben inteso, che esistono le razze e che le razze... Si dividono fra razze superiori e razze inferiori, razze più evolute e razze più arretrate, razze che forse un giorno arriveranno al nostro livello ma per adesso non ci sono ancora arrivate.
48:16
I discorsi che si sentono fare al sud sono questi, volete liberarli e poi vedrete l'anarchia, cominceranno a far di tutto, a rubare, ad ammazzare, bisognerà sterminarli, volete questo? Sono così felici da schiavi.
48:33
Il bello è che questi discorsi fanno molta presa al Sud anche fra quella maggioranza della popolazione bianca che gli schiavi non li ha, perché a possedere schiavi è una grossa minoranza dei bianchi del Sud, ma la maggioranza non ha schiavi.
48:54
Però i sostenitori del sistema in realtà riescono a presentarla in modo tale che anche chi non è personalmente interessato perché non possiede schiavi, però sente che la schiavitù è un vantaggio per lui.
49:06
C'è chi spiega molto seriamente e tra l'altro notate lo sforzo intellettuale che viene dispiegato in questa causa per difendere la schiavitù. In ogni società ci deve essere gente che fa i lavori più duri, più pesanti e in tutte le società è gente pagata male che vive peggio degli altri e da noi...
49:26
nessun bianco fa dei lavori duri e pesanti e vive male da noi i bianchi sono tutti liberi e tutti uguali questa è la democrazia noi abbiamo la democrazia dove i bianchi sono tutti uguali e questo perché appunto abbiamo un'altra razza che fa i lavori sporchi e così si riesce nel capolavoro di convincere i bianchi poveri che la schiavitù è la garanzia del sogno americano della libertà, dell'uguaglianza E per i padroni questo vuol dire che il Sud è al sicuro da quell'altro incubo che si sta diffondendo nel mondo alla metà dell'Ottocento e cioè la lotta di classe.
50:08
In Europa sono anni ormai che si parla di operai sfruttati, insoddisfatti, scioperi, minacce di rivoluzione, lo spettro del comunismo che nel 1848 Marx e Engels diranno appunto a legge in Europa.
50:26
Al sud il problema non esiste, i bianchi sono tutti contenti e soddisfatti e a favore del sistema. Il senatore Thumes, che ho già citato prima, Descriverà così, quattro anni prima dello scoppio della guerra civile, la situazione al Sud.
50:42
Stabilità, progresso, ordine, pace, soddisfazione e prosperità regnano all'interno delle nostre frontiere.
50:53
Nel nostro territorio sconfinato non abbiamo bisogno neanche di un solo soldato per difendere la società.
51:01
Il desiderio di un cambiamento radicale non si manifesta da nessuna parte.
51:08
Il Sud si sente forte e l'ottimismo fa nascere una minoranza estremista che vuole sempre di più. Abbiamo sconfitto il Messico, adesso è ora di conquistare Cuba, di allargarci in Sud America, nuovi territori da aprire alle piantagioni e alla schiavitù.
51:27
Nasce addirittura un movimento per riaprire la tratta degli schiavi con l'Africa che Jefferson aveva abolito 50 anni prima, alla fine degli anni 50, al Parlamento del South Carolina, un deputato presenta una mozione per la riapertura della tratta.
51:43
La mozione peraltro era spinta.
51:45
Quel deputato si chiamava Maxi Gregg e sarà poi anche lui un generale suddista, ucciso alla battaglia di Fredericksburg.
51:53
Dunque il Sud si sente forte ed è disposto ad andare allo scontro per difendere i suoi interessi.
52:02
Si sente forte soprattutto perché il cotone sembra una garanzia assoluta.
52:09
L'industria europea ha bisogno del cotone del Sud. Come disse il governatore del South Carolina al Senato degli Stati Uniti, voi non oserete far guerra al cotone. Nessuna potenza sulla terra osa farlo. Il cotone è re.
52:29
Cotton is king. Questo è lo slogan che i giornali e i politici suddisti ribattono.
52:35
A sua volta l'opinione pubblica del Nord comincia a spaventarsi. Ma cosa vogliono questi schiavisti? Cos'è questa storia? Ma vogliono davvero comandare loro in tutti gli Stati Uniti? Vogliono venire a comandare anche a casa nostra per caso questi padroni di schiavi?
52:50
Si diffonde nell'opinione pubblica del nord la preoccupazione della cospirazione degli schiavisti, del potere schiavista, slave power.
53:02
Lo sappiamo tutti, no? Con che forza i giornali impongono nel discorso pubblico certe etichette che poi tutti ripetiamo senza più pensarci, no? Il sovranismo, il populismo, eccolo, slave power. Una volta che l'hai creato esiste la gente al nord che comincia a avere paura. I piantatori del nord, del sud, i piantatori del sud sono un arrogante gruppo di potere che complotta per dominare gli Stati Uniti.
53:31
E tutto questo appunto plasma l'opinione pubblica. e abitua nordisti e sudisti a considerarsi due nazioni diverse. Per i sudisti il nord vuol dire disordine, immigrazione straniera, città fumose, miseria operaia, puritanesimo ipocrita, dominio brutto del denaro. Per i nordisti il sud è arretratezza, pigrizia, immoralità una palla al piede per il progresso degli Stati Uniti, perfino le chiese protestanti si spaccano, le chiese, i battisti, i metodisti, che sono i più forti nell'opinione pubblica di massa, beh, ci sono i battisti del nord e i battisti del sud, quelli del nord che reclamano l'abolizione della schiavitù, basandosi sulla Bibbia, e quelli del sud che dichiarano che la schiavitù è perfettamente giusta, basandosi sulla Bibbia.
54:31
E al sud, man mano che si rendono conto che ormai il conflitto di interessi non può più essere ricucito, cominciano a pensare al piano B. E cioè, se questi qua diventano troppo influenti a Washington e noi ci troviamo in minoranza, ce ne andiamo, facciamo la secessione.
54:53
Tornano attuali quei discorsi che John Callum faceva anni prima e cioè noi non siamo una nazione, siamo una libera unione di stati. Questo tema dei diritti degli stati, capite politicamente, è cruciale.
55:06
Al sud il discorso è il South Carolina o la Virginia sono stati sovrani che hanno accettato di entrare in questa unione e se ne possono andare quando vogliono.
55:20
Nel 1850 si sta appunto discutendo del nuovo Stato di California e se ammettere o no la schiavitù in California.
55:30
Per la prima volta, mancano dieci anni all'elezione di Lincoln, per la prima volta nel 1850 si riunisce una convention, una convenzione di delegati di tutti gli stati del Sud per discutere se la politica di Washington non va nella direzione che vogliamo noi, cosa possiamo fare? E lì per la prima volta si sente dire da parecchi Poi in realtà, capite, tra il momento in cui cominci a dirlo e il momento in cui ci pensi sul serio, ce ne corre.
56:05
Al Senato si discute e si cerca un compromesso.
56:08
Il vecchio John Callum, che è ancora vivo ma morirà fra pochissimo, fa una proposta molto innovativa. Dice i nostri interessi non saranno mai conciliabili. Facciamo così, facciamo due federazioni, una del sud e una del nord, collegate e amiche fra loro.
56:27
Il Senato si spaventa, anche questo è troppo.
56:30
Si cerca un compromesso al ribasso. Il compromesso al ribasso è questo. In California non ci sarà la schiavitù.
56:37
Il sud deve inghiottire questo boccone ma in cambio ottiene una cosa che sembra fondamentale.
56:43
Le autorità federali si impegnano a dare la caccia agli schiavi fuggitivi che scappano dal sud e arrivano al nord.
56:53
È un fenomeno diffuso ma non di massa, però è un problema che esiste e finora lo schiavo che riusciva ad arrivare in uno stato libero spariva.
57:02
Adesso il governo federale si impegna a dargli la caccia. la polizia federale negli stati del nord caccerà e arresterà gli schiavi fuggitivi questa cosa nell'opinione pubblica del nord fa un pessimo effetto vedere a casa propria che gli schiavisti riescono a mobilitare la polizia federale per dar la caccia ai loro schiavi ecco ma allora c'è davvero lo slave power ma allora davvero questi vogliono venire a comandare a casa nostra il movimento abolizionista si diffonde.
57:38
C'è sempre più gente che riflette sull'immoralità della schiavitù e che decide di impegnarsi sul serio per aiutare gli schiavi che scappano.
57:48
Nascono le organizzazioni clandestine che li aiutano, la ferrovia sotterranea si chiama.
57:56
E nel 1851 esce un libro che diventa subito famoso, che si intitola La capanna dello zio Tom, ovvero la vita fra gli umili, che rappresenta appunto in modo molto oleografico e dicono gli specialisti abbastanza immaginario, però appunto la vita degli schiavi nelle piantagioni del sud diventa rapidamente un bestseller al nord.
58:24
E dunque, anche se l'opinione pubblica del nord continua a non avere particolare simpatia per i neri e in generale nessuno vuole i neri come i vicini di casa, però anche al nord comincia a diffondersi l'idea che forse la schiavitù è davvero una cosa sbagliata e questi del sud sono davvero degli immorali se vogliono continuare a tenersi gli schiavi.
58:52
E a metà del decennio, 1855-56, scoppia una nuova tragedia, la tragedia del Kansas.
59:01
Il Kansas è un nuovo territorio dell'Ovest, è a nord della linea Mason-Dixon che separa il nord dal sud e quindi al nord danno per scontato che nel Kansas la schiavitù non ci sarà.
59:15
Il governo, condizionato dai politici suddisti, invece decide... che se ci sarà o no la schiavitù nel Kansas lo decideranno gli abitanti risultato sia dal nord sia dal sud cominciano a incitare la gente a emigrare nel Kansas per riuscire ad avere la maggioranza arrivano i coloni dal sud per sostenere la schiavitù arrivano quelli dal nord per sostenere l'abolizione siamo nel west girano tutti con la pistola cominciano le violenze Il 21 maggio 1856 una banda di meridionali attacca una cittadina abitata da nordisti, Lawrence, la saccheggia, distrugge la tipografia dei giornali locali che erano appunto abolizionisti.
60:07
Quattro giorni dopo, il 25 maggio, i nordisti rispondono con quello che è passato alla storia come il massacro di Potawatomi.
60:16
Una banda di abolizionisti si presenta di notte appunto in questa zona del fiume Potawatomi a casa di un colono del sud, prelevano il padre e due figli, li portano nel bosco, li ammazzano a colpi di spada, poi vanno a casa di un secondo colono, lo portano fuori, lo ammazzano a coltellate, poi vanno alla capanna di un terzo colono, ci trovano il padrone e tre ospiti, li interrogano per sapere chi sono, poi ne prelevano uno, lo portano nel bosco e lo ammazzano.
60:48
Il capo della banda, spiace dirlo, è un personaggio che abbiamo tutti sentito nominare, si chiama John Brown.
60:55
È il celeberrimo leader abolizionista, protagonista di una canzone che ai miei tempi conoscevamo tutti già da bambini.
61:04
Gli altri della banda sono i suoi figli, i suoi amici. John Brown, il capitano John Brown, come si fa a chiamare, è uno che viene dal nord.
61:14
Ed è un abolizionista religioso, convintissimo, convinto che la schiavitù è il male assoluto e che va distrutta e che gli schiavisti vanno annientati e ha fatto giurare ai suoi figli di lottare fino alla morte per abolire la schiavitù. Ed è convinto di poter far insorgere gli schiavi.
61:34
Adesso sta operando nel Kansas.
61:37
Tra poco lo ritroveremo da un'altra parte e saremo ormai veramente alla fine della nostra... nella nostra carrellata un caso come quello del Kansas ovviamente scatena l'opinione pubblica da una parte e dall'altra come potete bene immaginare ognuno vede soltanto le violenze degli altri e di conseguenza in tutto il paese si parla del Kansas insanguinato bleeding Kansas però per quelli del nord vuol dire che gli schiavisti ammazzano e per quelli del sud vuol dire che i maledetti abolizionisti ammazzano i nostri E nel 1857, come vedete ci avviciniamo, scoppia un caso giudiziario, il caso Dred Scott.
62:24
Dred Scott è un vecchio schiavo nero che è stato per molto tempo schiavo di un ufficiale, di un medico militare e al seguito del suo padrone ha soggiornato a lungo in vari stati del paese dell'Unione, fra cui stati dove la schiavitù è vietata. Dopo la morte del padrone Dred Scott fa causa alla vedova, sua padrona, sostenendo che lui deve essere considerato libero perché può dimostrare che per parecchi anni ha abitato in stati dove la schiavitù è vietata.
62:57
Il caso Dred Scott ovviamente è una patata bollente gigantesca, per cui viene rimbalzato da un tribunale all'altro finché non arriva alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Come sapete la Corte Suprema ancora oggi è un organo giudiziario di immenso prestigio e di enorme peso politico. La Corte Suprema analizza il caso Dred Scott e poi decide a maggioranza una sentenza esplosiva e cioè dichiara primo che Dred Scott è uno schiavo e non essendo un cittadino non ha diritto di rivolgersi alla giustizia federale e di fare causa a nessuno.
63:36
Secondo E questo è ancora più importante, a noi può sembrare, ma invece è ancora più importante. È vero che ai vecchi tempi c'erano degli Stati dove la schiavitù era stata vietata per legge del Congresso, ma secondo la Corte Suprema, pensandoci bene, il Congresso non ha nessun diritto di vietare la schiavitù in uno Stato. Ogni Stato è sovrano e per quanto riguarda la schiavitù può fare tutto quello che vuole. Quindi se ai vecchi tempi quando Dred Scott stava nell'Illinois, nell'Illinois la schiavitù era vietata non per decisione locale ma per ordine del congresso, quell'ordine era illegale, non aveva nessun valore e quindi Dred Scott non ha nessun diritto a essere considerato libero.
64:24
Voi capite cosa vuol dire questa cosa? Vuol dire stabilire appunto definitivamente che il governo di Washington non ha il diritto di vietare la schiavitù solo i singoli stati lo possono fare e anche questa sentenza ovviamente è esplosiva e suscita immense discussioni e poi nel 1859 si arriva all'ultimo episodio lo sto facendo molto lungo come vedete ma capite anche che riassumere una storia come questa in un'ora ma ci stiamo avviando a stringere Nel 1859 c'è un ultimo episodio drammatico e il protagonista è di nuovo John Brown.
65:13
John Brown ha lasciato il Kansas e adesso intende fare sul serio, scatenare la rivolta degli schiavi nel sud. Perciò raduna una banda e progetta di impadronirsi di un arsenale militare in Virginia, Harper's Ferry, e distribuire le armi ai neri.
65:31
Perciò nell'estate del 1859 John Brown prende in affitto una fattoria vicino a Harper's Ferry e poi un po' per volta fa venire lì i suoi uomini. Quando si trova ad avere una ventina di uomini armati il 16 ottobre 59 si impadronisce dell'arsenale che è pressoché indifeso e comincia a mandare messaggeri in giro, negri liberi, dico negri perché a forza di leggere le fonti di quell'epoca diventa quasi impossibile non usare le parole che usavano loro. anche se noi ci siamo abituati, come dire, a fare attenzione alle parole che usiamo.
66:07
E questi neri liberi fanno il giro delle piantagioni cercando di convincere gli schiavi a insorgere, non si muove nessuno.
66:14
Arriva la milizia, il presidente Buchanan manda da Washington i Marines al comando di un colonnello che diventerà famoso, è il colonnello Robert Lee, lo stesso che di lì a poco diventerà il comandante dell'esercito sudista, i Marines Hanno un conflitto a fuoco, la maggior parte degli uomini di John Brown vengono uccisi, John Brown viene catturato, processato, condannato a morte.
66:38
Viene impiccato il 2 dicembre 1859 e lascia poche righe in cui dichiara Io, John Brown, sono ora del tutto certo che i delitti di questo colpevole paese non saranno mai espiati se non con il sangue.
67:00
La morte di John Brown crea un mito, quel mito che appunto esiste tuttora. Nel nord, il giorno dell'impiccheggione di John Brown, suonano le campane in suo onore, sparano salve di cannone in suo onore, nasce la canzone. E l'anno dopo, 1860, ci sono le elezioni.
67:19
E alle elezioni si presenta un nuovo partito che vuole sfidare l'egemonia del partito democratico.
67:28
Un nuovo partito che prende atto del fatto che non è più detto che l'Ovest sia alleato con il Sud. Ormai l'Ovest ha troppi interessi in comune con il Nord, perciò si può spezzare questa alleanza. Il nuovo partito si propone appunto di riunire gli interessi degli industriali del Nord e dei coloni dell'Ovest e di mettere in minoranza il Sud schiavista. E il partito si presenta come progressista, è egualitario e prende il nome di partito repubblicano.
67:59
Come vedete è un paradosso, il Partito Repubblicano e il Partito Democratico esistono ancora oggi e oggi hanno grosso modo posizioni politiche capovolte rispetto a quelle che avevano in quel momento. Il Partito Repubblicano si presenta alle elezioni con ottime prospettive perché il Sud e l'Ovest effettivamente non vanno più d'accordo e quindi il Partito Democratico si spacca, va alle elezioni con due candidati contrapposti, in più c'è un indipendente e quindi il Partito Democratico diciamo ha tutte le carte in mano per essere sicuri di vincere devono appunto convincere l'Ovest e perciò scelgono come candidato un uomo dell'Ovest Lincoln un avvocato un politico di lungo corso che ha fatto già esperienza politica nel suo Illinois ma anche a Washington e che però pur essendo un politico professionista è uno a cui si può cucire addosso anche l'immagine dell'uomo della frontiera del figlio di un colono cresciuto in una capanna di tronchi, l'uomo che vi capisce e che vi rappresenta.
69:05
Lincoln è un candidato moderato.
69:08
Il programma repubblicano per la sua candidatura è estremamente moderato per quanto riguarda il problema della schiavitù.
69:16
Perché il partito sa benissimo che l'abolizionismo estremo, anche se sta guadagnando terreno, però non è ancora un fenomeno di massa, e che tra le masse le idee abolizioniste non sono ancora penetrate.
69:30
Tanto per farvi un esempio, il Kansas. Bleeding Kansas, dove si sono ammazzati fra quelli che volevano la schiavitù e quelli che volevano abolirla. Poi vincono quelli che non vogliono la schiavitù nel Kansas. Perciò il Kansas sarà uno stato senza schiavi e si dà una costituzione in cui si proibisce l'ingresso nel Kansas a qualunque nero, compresi quelli liberi. Perché non volere la schiavitù vuol dire in realtà non vogliamo la concorrenza dei neri.
70:03
E Lincoln viene scelto anche perché si spera che non faccia troppa paura al sud, perché lui non è mai stato un abolizionista.
70:10
E' uno che è consapevole che il problema andrà poi affrontato, ma non esita a dichiarare che non sa come fare. Vi cito da un discorso di Lincoln in Illinois.
70:22
Anche se avessi tutti i poteri esistenti su questa terra, io non saprei cosa fare con la schiavitù.
70:29
il mio primo impulso sarebbe di liberare tutti gli schiavi e rimandarli in Africa però riflettendoci un momento penserei che è una cosa che magari si può fare in prospettiva ma non in tempi brevi e allora cosa fare? liberarli e dar loro l'eguaglianza sociale e politica?
70:49
i miei sentimenti personali non ammettono questo e la grande massa della popolazione bianca non lo vuole Così il politico Lincoln.
71:02
Perciò nel suo programma Lincoln dichiara che sulla schiavitù lui non intende mettere becco e che ogni Stato è sovrano e può fare quello che vuole per quanto riguarda la schiavitù.
71:13
Però al tempo stesso il programma repubblicano chiarisce che i suddisti devono smetterla di parlare di diritti degli Stati. Di secessione? No. Il governo federale è superiore ai singoli Stati. Nessuno Stato ha il diritto di annullare le leggi federali, parlare di secessione è tradimento.
71:34
Dal punto di vista economico il programma di Lincoln è quello che vogliono gli industriali del Nord, grandi investimenti, ferrovie verso l'Ovest e così via. Risultato, il Sud, compatto, non vuole Lincoln e i politici del Sud presentano ai loro elettori Lincoln come il diavolo, l'abolizionista, addirittura come un seguace di John Brown.
71:57
Il quale John Brown potete immaginare quanto fosse popolare al sud in quel momento. Risultato, Lincoln a novembre vince le elezioni, ma le vince vincendo il nord e l'ovest e in nove stati del sud, come vi dicevo, non prende neanche un voto.
72:14
Se vi chiedete come sia possibile che uno non prenda neanche un voto, tenete conto che la democrazia americana era all'epoca una cosa meravigliosa, il voto era pubblico.
72:25
E in generale uno si doveva scrivere lui la sua scheda elettorale e andare a portarla. Nessuna tipografia al sud accetta di stampare schede elettorali col nome di Lincoln.
72:35
E dunque si può capire che se uno avesse proprio preteso di votare Lincoln gli facevano probabilmente la pelle ai vicini di casa. E questo spiega come mai in Alabama Lincoln non prende neanche un voto.
72:49
Ma è stato eletto.
72:51
Sarà lui il prossimo presidente. I repubblicani hanno vinto. Novembre.
72:55
Il 20 dicembre il South Carolina proclama l'indipendenza.
73:00
E prima dell'insediamento di Lincoln a marzo altri sei stati del sud escono dall'Unione e poi si mettono tutti insieme e formano la Confederazione.
73:13
Ormai siamo alla fine ma lasciatemi ancora citarvi qualche brano dal discorso inaugurale del Presidente Lincoln, 4 marzo 1861.
73:23
Io non ho nessuna intenzione di interferire con l'istituzione della schiavitù negli stati in cui esiste. Non credo di avere il diritto legale di farlo e non ho nessuna inclinazione a farlo.
73:38
Ma una dissoluzione dell'Unione federale, che finora è stata solo minacciata, adesso è in corso.
73:47
Io ritengo che sulla base della Costituzione l'Unione di questi Stati è eterna, che nessuno Stato di sua iniziativa può uscire legalmente dall'Unione.
73:59
Perciò considero che in base alla Costituzione e alla legge l'Unione non è stata spezzata.
74:06
E per tutto quello che posso fare farò in modo che le leggi dell'Unione siano fedelmente applicate in tutti gli Stati.
74:15
L'idea della secessione è l'essenza dell'anarchia.
74:21
Il potere della maggioranza...
74:23
tenuto sotto controllo da una serie di controlli incrociati costituzionali, è l'unico vero sovrano di un popolo libero. Chiunque rifiuta il governo della maggioranza deve precipitare per forza nell'anarchia o nel dispotismo.
74:42
Fisicamente parlando, è sempre il discorso di inaugurazione di Lincoln, fisicamente parlando non possiamo separarci.
74:49
Non possiamo allontanare le nostre sezioni l'una dall'altra né costruire un muro invalicabile fra di loro.
74:57
Non erano ancora i tempi di Trump evidentemente quelli.
75:01
Un marito e una moglie possono allontanarsi e andare a vivere uno da una parte e uno dall'altra dopo il divorzio. Noi non possiamo.
75:09
E Lincoln, in realtà in tutto il discorso, si sta rivolgendo esclusivamente a quelli del sud. Si sta rivolgendo esclusivamente a quelli del Sud per convincerli a tornare indietro.
75:20
Nelle vostre mani, miei compatrioti insoddisfatti, non nelle mie mani, sta la questione drammatica della guerra civile. Il governo non vi aggredirà, non può esserci nessun conflitto senza che siate voi gli aggressori.
75:40
Voi non potete aver giurato in cielo di distruggere il governo, ma io ho fatto il più solenne giuramento di conservare, proteggere e difendere il governo.
75:51
E poi finisce così.
75:54
Mi dispiace dover chiudere.
75:56
Non siamo nemici, ma amici. Non dobbiamo essere nemici.
76:03
Come risultato dell'inaugurazione di Lincoln, gli stati suddisti dichiarano che tutte le proprietà federali sul loro territorio sono confiscate, comprese le opere militari, le fortificazioni, quasi tutto viene occupato senza colpo ferire ma nella rada di Charleston in South Carolina c'è una guarnigione ostinata che non vuole abbandonare il forte che le è stato consegnato il Fort Sumter. La guarnigione federale continua a tenere il forte e non lo consegna. Il 12 aprile le autorità del South Carolina fanno aprire il fuoco contro Fort Sumter.
76:40
Il giorno dopo la guarnigione si arrende, ma intanto Lincoln ha già chiesto pieni poteri per reclutare un esercito e inizialmente riprendere Fort Sumter. Poi ovviamente si decide di arruolare 70.000 uomini per tre mesi, con l'idea che magari tre mesi tutto sommato potrebbero bastare per reprimere la rivolta.
77:05
E così comincia davvero, dopo 30 anni che se ne parlava, la guerra civile americana.
77:13
Quattro anni e un giorno dopo la resa di Fort Sumter, Lincoln verrà assassinato a Washington. La guerra civile era finita e la schiavitù abolita in tutti gli Stati Uniti, senza riparazioni, senza risarcimento, senza più minimamente parlare di alternative, se non quella, l'unica che a quel punto sembrava praticabile, di permettere ai neri di continuare a vivere lì con gli stessi diritti degli altri cittadini.
77:41
Un enorme progresso sociale raggiunto senza che nessuno ci avesse veramente pensato, senza che seriamente nessuno lo volesse fino a poco tempo prima e in mezzo a una popolazione bianca che non era affatto preparata a questo risultato e che in grande maggioranza non voleva la parità né al sud né al nord.
78:04
e le conseguenze si sentono ancora oggi. Grazie.
79:03
Buonasera a tutti. Il cimitero del Perlachaise è uno dei luoghi più visitati di Parigi.
79:12
Fa tre milioni e mezzo di visitatori ogni anno.
79:18
Lì sono sepolti Jim Morrison, Edith Piaf, Oscar Wilde, Marcel Proust, Modigliani.
79:27
In un angolo del muro di cinta del Perlachaise c'è una lapide che in francese dice, ai morti della comune, 21-28 maggio 1871. E sotto non mancano mai i fiori.
79:44
Contro quel muro, in quell'angolo, il 27 maggio del 1871, l'esercito francese fucilò 147 fra uomini e donne e li seppellì in una fossa comune. Nei giorni seguenti vennero ammucchiati nella stessa fossa altre centinaia di cadaveri, di gente fucilata altrove e poi sepolta lì, oppure portata lì viva per essere fucilata.
80:12
Il cimitero del Perlascese non è in centro a Parigi, è in periferia, è adiacente al quartiere operaio di, quello che una volta era il quartiere operaio di Belleville, quello dove sono ambientati i romanzi di Pennac, avete presente? Ecco.
80:28
E i fucilati di quei giorni erano gli operai del quartiere e le loro donne che avevano difeso le ultime barricate contro l'esercito del governo che stava riconquistando Parigi. Parigi che si era ribellata e aveva rifiutato di riconoscere l'autorità del governo. E l'ultimo giorno di quella che è passata la storia come la settimana di sangue. Nessuno sa quanta gente sia stata ammazzata in quella settimana per le strade di Parigi perché, come dire, questa storia è una storia così carica dal punto di vista ideologico che non c'è nessuno che sia riuscito a studiarla senza avere, come dire, un qualche pregiudizio.
81:15
Nessuno storico è mai riuscito a essere del tutto imparziale. C'è sempre la tentazione di sminuire il cumulo dei morti oppure di esagerarlo. Detto questo non c'è nessuno che scenda sotto gli 8.000-10.000 morti ammazzati per le strade di Parigi in una settimana.
81:38
E con quei 8.000-10.000 morti venne soffocata nel sangue quella che quasi nessuno oggi chiama la guerra civile francese. A voi magari sarà sembrata anche strana questa definizione, non siamo abituati a pensare a una guerra civile francese Forse perché è stata troppo breve, due mesi, e la conclusione una settimana appunto.
82:03
Però Karl Marx, che in quelle settimane pubblicò, prima ancora che finisse, pubblicò un libro per documentare appunto la violenza di questa repressione, lo intitolò La guerra civile in Francia. Noi oggi parliamo piuttosto della comune di Parigi.
82:25
Ecco, questo è il modo di entrare in argomento quando nel fondo si simpatizza per i ribelli di Parigi e quando il sentimento dominante è l'orrore per quelle migliaia di uomini e donne fucilati per le strade. Però c'è anche, naturalmente, giustamente, c'è anche chi di fronte a queste stesse vicende, se dovesse dire la cosa che gli fa più orrore, magari ne citerebbe un'altra, tutto il contrario.
82:55
Dovete sapere che fin dai primi combattimenti fra i ribelli di Parigi e l'esercito del governo, e quindi due mesi prima della settimana di sangue, quando fin dai primi giorni di combattimenti si capisce che i governativi fucilano i prigionieri, la Comune, cioè il governo della Parigi in sorta, la Comune emana un decreto sugli ostaggi.
83:23
in cui si stabilisce che vengano arrestate tutte le persone sospettate di complicità con il nemico e quelli che saranno giudicati colpevoli verranno trattenuti in ostaggio e se i soldati del governo continueranno a fucilare allora noi fucileremo gli ostaggi il decreto all'inizio viene applicato solo a metà nel senso che si fanno gli arresti si arrestano decine di ostaggi in particolare preti e frati Viene arrestato anche l'arcivescovo di Parigi, Monsignor Darbois.
84:00
Tenete conto che siamo nell'Ottocento e nell'Ottocento tutti i movimenti rivoluzionari sono violentemente anticlericali perché vedono nella Chiesa un nemico ostinato del progresso, della democrazia e va anche detto che trattandosi della Chiesa del 1870 non hanno toccato.
84:22
La chiesa del 1870, la chiesa di Pio IX, è una chiesa ferocemente reazionaria e chiusa a qualunque novità. Sta di fatto che i rivoluzionari di Parigi sono violentemente anticlericali, arrestano l'arcivescovo, preti, frati.
84:40
Per un bel po' però non fucilano nessuno, anche se i governativi continuano a fucilare prigionieri, Per molto tempo, per settimane e settimane, gli ostaggi non vengono toccati.
84:52
E poi comincia la settimana di sangue, 21-28 maggio, quando cioè dopo un mese e mezzo di combattimenti in periferia, l'esercito dà l'assalto al centro di Parigi.
85:05
E a ogni barricata, a ogni strada conquistata, i soldati mettono al muro i prigionieri e li fucilano. Allora...
85:15
Allora il capo della polizia della comune, che è un rivoluzionario giovanissimo, è uno studente di famiglia borghese, si chiama Raul Rigaud, è un rivoluzionario fanatico, fautore del terrore contro i nemici del popolo, fautore anche della libertà sessuale peraltro.
85:39
Raoul Rigaud fa trasferire, a questo punto, negli ultimi giorni in cui la rivoluzione di Parigi viene soffocata nel sangue, Raoul Rigaud, capo della Polizia della Comune, fa trasferire gli ostaggi dalle varie prigioni in cui si trovavano alla prigione della Roquette, che è la prigione dei condannati a morte.
86:00
Fuori dalla prigione, mentre si spara e si ammazza in tutta Parigi, la folla reclama la fucilazione degli ostaggi.
86:08
E allora entra in scena un'altra autorità della comune, il presidente del tribunale rivoluzionario, Theophile Ferret, anche lui è un giovanissimo, questi ragazzi hanno 25 anni, 26 anni, d'accordo? Fanno impressione.
86:24
Anche se devo dire che nelle foto dell'epoca sembrano molto più vecchi, con le barbe, il panciotto, gli occhialini, si invecchiava in fretta nell'Ottocento, ma erano ragazzi di 25 anni. Théophile Ferret sotto la pressione della folla dà l'ordine, quegli altri stanno continuando a fucilare, perciò fuciliamo anche noi.
86:42
E quindi sei ostaggi sono messi al muro e fucilati, fra loro l'arcivescovo di Parigi.
86:49
È un episodio che suscita orrore in tutto il mondo e anche oggi chi rievoca la comune di Parigi non è detto che per prima cosa pensi alle migliaia di operaie di donne fucilati per le strade. Molti pensano per prima cosa all'arcivescovo di Parigi, messo al muro e fucilato.
87:08
C'è chi pensa che fucilare un arcivescovo sia molto più grave che non fucilare dei poveracci per la strada, ognuno su questo può pensare quello che vuole naturalmente.
87:19
Due anni dopo la fine della guerra civile, nel 1873, lo Stato francese decide che sulla collina di Montmartre, che oggi è da molto tempo è un posto di locali notturni e di turisti, ma che allora era un quartiere operaio, era l'altro quartiere operaio che insieme a Belleville era stato al centro della resistenza, Il governo decide che sulla collina di Montmartre bisogna costruire un'immensa basilica per espiare, così si dice, i crimini dei rivoluzionari.
87:54
Primo fra tutti la fucilazione dell'arcivescovo. E nasce così naturalmente la basilica del Sacré-Cœur, che con il cimitero del Père-Lachaise è uno oggi dei punti, come dire, più famosi e più visitati dai turisti.
88:10
Allora, anche stasera, naturalmente, come nelle serate scorse, il nostro compito è di provare a capire come si è arrivati a un parossismo di violenza e di sangue come quello. Come si è arrivati a un bagno di sangue che non ha uguali nella storia di Parigi.
88:29
Neanche sotto il terrore della rivoluzione, la ghigliottina di Robespierre ha ammazzato molta meno gente della settimana di sangue.
88:39
Non parliamo dell'occupazione nazista, non c'è confronto quanto a numero di morti.
88:45
Come ci si è arrivati? È una storia che comincia dieci mesi prima. Ieri, per chi c'era, ho raccontato una guerra civile, la guerra civile americana, la cui storia comincia trent'anni, quarant'anni prima. La storia della comune non c'è bisogno di andare così indietro. Dieci mesi prima nessuno l'avrebbe immaginato.
89:06
Dieci mesi prima, nel luglio del 1870, quando la Francia dell'imperatore Napoleone III dichiara guerra alla Prussia.
89:18
Che paese è la Francia nel 1870? È uno dei paesi più potenti del mondo. Ha già un impero coloniale in Africa, ha approfittato in pieno, come gli Stati Uniti che evocavo ieri, della grandiosa crescita economica e industriale dell'Ottocento, Nei vent'anni di regno di Napoleone III la produzione industriale in Francia è raddoppiata.
89:44
Chi c'era ieri ricorderà che negli Stati Uniti era raddoppiata in dieci anni. Però devo dire che anche raddoppiare in vent'anni noi ci metteremmo la firma, credo. È un paese evidentemente in grandiosa crescita. Parigi in quegli anni è stata rifatta dal barone Osman che come vorrà poi fare Mussolini a Roma, su scala minore, ha demolito il centro di Parigi, ha demolito i vecchi quartieri medievali, ha creato la Parigi moderna dei Grand Boulevard.
90:17
Non a tutti piace.
90:20
Ci sono a Parigi due fratelli, due letterati, i fratelli Goncourt, che tengono un diario, che per noi è una fonte preziosissima per sapere così, gli umori quotidiani della classe dirigente parigina. Ai fratelli Goncourt la nuova Parigi imperiale creata dal barone Osman piace poco.
90:39
Una Babilonia americana del futuro.
90:44
Questa Parigi, questa Babilonia ha due milioni di abitanti, che in parte sono operai, che una volta abitavano nel vecchio centro, nelle catapecchie del centro, adesso sono stati scacciati, ricacciati nei quartieri, nei nuovi ghetti operai, diremmo noi oggi, dell'est.
91:03
L'apparenza di questa Francia imperiale è splendida, l'esercito si considera invincibile e grandi guerre sono state vinte, pensateci, la guerra di Crimea, La guerra in Italia, quella che noi chiamiamo la seconda guerra di dipendenza.
91:20
E tuttavia il trono dell'imperatore non è solido, nonostante le apparenze. Intanto l'imperatore Napoleone III è un usurpatore e lo sa.
91:33
Era stato eletto presidente della Repubblica vent'anni prima e poi con un colpo di stato si è proclamato imperatore.
91:40
È un vecchio cospiratore che da giovane flirtava con le rivoluzioni, con i carbonari, poi andato al potere naturalmente ha impiantato un regime autoritario, poliziesco, a contro un po' tutti, a contro la destra monarchica, nostalgica degli Orleans, della monarchia di Luigi Filippo, e a contro la sinistra, i repubblicani.
92:05
Napoleone è uno che naviga a vista, è stato un abile politico da giovane, cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ogni tanto cerca di presentarsi sotto una veste liberale, anche se i giornali sono controllati e la polizia bastona, però ogni tanto Napoleone III vorrebbe fare delle riforme, avvicinarsi alle esigenze anche degli operai, delle masse. Fa molta fatica, come disse Napoleone III a un ambasciatore straniero, È difficile fare le riforme in Francia.
92:36
In Francia facciamo le rivoluzioni, non le riforme.
92:40
E proprio perché di nuove rivoluzioni l'imperatore non ha nessuna voglia, ecco, come dire, la nuova Parigi è stata pensata anche per quello. Le strade sono asfaltate, così non ci sono più i sampietrini, i cubetti di porfido che la gente può tirar via per tirare poi le pietre alla polizia. E i nuovi boulevard del prefetto Osman sono stati pensati anche dicendo poi noi possiamo mettere due cannoni in fondo e voglio vedere e se dobbiamo spostare le truppe, la cavalleria in fretta per reprimere i cortei dei rivoluzionari, i grandi bulvar servono per quello.
93:22
Come vi dicevo, Napoleone che ha impiantato un regime autoritario però è sempre tentato di dimostrare invece un volto liberale e in particolare negli ultimi anni lo ha fatto. Negli ultimi anni ha dato libertà di associazione, libertà di stampa.
93:38
Troppo tardi, certe volte quando un regime autoritario comincia ad allentare la presa, il risultato è il contrario di quello che ci si aspettava.
93:48
Non so, a me viene in mente Garbaciov e la perestroica. Cominci a mollare e di colpo tutti cominciano a prendersela con te. La stampa satirica, scandalistica, adesso che in teoria è libera, comincia ad attaccare l'imperatore, la famiglia imperiale. A quel punto naturalmente i giornali vengono chiusi, i giornalisti vengono arrestati, ma il male è fatto.
94:11
L'imperatore ha dimostrato di essere debole e per di più l'imperatore è personalmente debole, è invecchiato, non sta bene, è malato, è malato di calcoli.
94:22
Insomma, sotto la facciata splendida e coloratissima, molti pensano che l'impero sia allo stremo.
94:33
Nel 1869, all'ultimo grande ballo in maschera dato dalla corte, l'imperatrice Eugenia si presenta vestita da Maria Antonietta.
94:45
Per molti è uno sbaglio, come minimo è una gaff, per non dire un cattivo presagio. Il ministro degli esteri inglese, Lord Clarendon, che per il mestiere che fa dovrebbe essere la persona più informata del mondo, annota, ho la sensazione che quelli prima di un anno scivoleranno nella Repubblica.
95:12
L'odio per Napoleone III è talmente diffuso che possono capitare cose come queste. Gennaio 1870 in un banchetto repubblicano si brinda alla pallottola che libererà la Francia da Napoleone III. La polizia ha i suoi informatori, prende nota, non fa niente.
95:34
Ma in realtà non ci sarà nessuna pallottola, saranno i prussiani che libereranno la Francia da Napoleone III.
95:43
Perché in quell'estate, estate 70, c'è uno scontro diplomatico tra la Francia e la Prussia.
95:50
Il motivo, non dovremmo neanche entrare nel dettaglio, ma ve lo dico, la Spagna, come le è spesso capitato nei secoli, è senza re. Bisogna mettere d'accordo i vari paesi d'Europa e trovare un principe che vada a fare il re di Spagna.
96:03
La Prussia propone un suo candidato, un principe tedesco.
96:08
la Francia si offende moltissimo che questi tedeschi possano pensare di mettere uno dei loro sul trono di Spagna che è stato dei Borboni.
96:18
Quindi la stampa francese comincia a protestare contro la prepotenza prussiana e pretende che si dia una bella lezione a questi prussiani e la corte imperiale vede in questo conflitto diplomatico con la Prussia l'occasione per far vedere che noi siamo ancora forti, siamo ancora capaci di farci sentire.
96:45
L'imperatrice Eugenia parlando con l'imperatore Napoleone III gli mostra il figlio e gli dice se vuoi che questo ragazzo regni devi dare una lezione alla Prussia.
96:58
ora questo vuol dire che si aspettano di fare la faccia dura e che la Prussia spaventata farà un passo indietro ma la Prussia che poi vuol dire il cancelliere Otto von Bismarck la Prussia non ha nessuna paura e anzi vuole lo scontro perché la Prussia sta completando l'unificazione della Germania quattro anni prima c'è stata la guerra contro l'Austria Ci entriamo anche noi, è la nostra terza guerra d'indipendenza, 1866, ma non l'abbiamo vinta noi, l'hanno vinta i prussiani.
97:33
E la Prussia ha bisogno ancora di un'altra vittoria per convincere tutti gli stati tedeschi a unificarsi in un grande impero a guida prussiana. E questa vittoria il cancelliere von Bismarck è convinto di poterla ottenere contro la grande potenza del continente, la Francia. Quindi quando la Francia dice alla Prussia che devono rinunciare i prussiani alla loro candidatura, la Prussia rifiuta con un messaggio che Bismarck volutamente fa formulare nel modo più scortese e offensivo possibile.
98:14
la stampa francese perde completamente la testa e il 19 luglio 1870 la Francia dichiara guerra alla Prussia.
98:26
In apparenza il calcolo di Napoleone III riesce, l'opinione pubblica di colpo in Francia è entusiasta di questa guerra.
98:36
Pochi non sono d'accordo, uno è Flaubert, avete presente, Madame Bovary, uno dei grandi scrittori francesi dell'epoca, nonché l'autore del dizionario dei luoghi comuni. Flaubert annota, sono sconvolto dalla stupidità dei miei compatrioti.
98:54
Ma pochissimi, neanche Flaubert forse, capiscono che il vero problema è che i francesi saranno sconfitti. Perché la Prussia militarmente, senza che nessuno se ne sia accorto, ha accumulato una potenza militare di fronte a cui la Francia non ha nessuna speranza.
99:13
C'è uno che lo sa, è l'ambasciatore francese Washington, si chiama Prévost Paradol.
99:21
L'ambasciatore Prévost Paradol da molto tempo è ossessionato dalla crescita della potenza della Germania. Alla notizia che abbiamo dichiarato guerra alla Prussia, l'ambasciatore francese Washington scrive a Parigi per avvertirli che saranno schiacciati dai prussiani, dopodiché si ammazza con una pistolettata in testa.
99:44
E infatti puntualmente la guerra va malissimo. Già ai primi di agosto dal fronte arrivano notizie di sconfitte disastrose e Parigi piomba nella costernazione, da uno stato d'animo di entusiasmo collettivo si piomba nel panico.
100:03
I rari tedeschi che si aggirano ancora per le strade di Parigi vengono aggrediti per la strada. Al Bois de Boulogne si comincia ad abbattere alberi per erigere barricate e difendere la città se arrivano i prussiani, ma soprattutto la piazza si riempie di gente che protesta contro il governo.
100:25
Il 9 agosto l'imperatrice Eugenia telegrafa al marito che è al fronte per informarlo che la sommossa ormai è quasi in piazza.
100:36
Ci sono testimonianze che descrivono, per esempio, Place de la Concorde, stracolma di gente pochi borghesi e molti colletti neri quelli che noi chiamiamo piuttosto blue collar molti operai tutti parlano apertamente contro il governo si levano grida viva la repubblica al fronte l'imperatore è ancora lì al fronte con l'esercito che sta venendo via via respinto e sconfitto chi vede l'imperatore lo giudica un uomo finito A Parigi vengono reclutati rapidamente battaglioni di milizia per rafforzare l'esercito, arrivano al fronte, i loro ufficiali gli ordinano, gridate, vive l'Empereur!
101:23
La risposta è, un, due, tre, merda! L'imperatore scrive a Eugenia per sapere se non è meglio che lui torni a Parigi, per tenere sotto controllo almeno il Parlamento, l'opinione pubblica, Eugenia gli scrive, in questa situazione, se torni a Parigi sarà la rivoluzione.
101:43
Perciò Napoleone rimane con l'esercito fino all'ultimo, cioè fino al 2 settembre, quando il grosso dell'esercito francese con il suo imperatore è circondato dai prussiani e capitola a Sedan e l'imperatore è prigioniero dei prussiani. 2 settembre.
102:04
La notizia arriva a Parigi la sera del 3 settembre.
102:08
I diaristi di cui vi parlavamo, i fratelli Goncourt, beh uno in realtà è appena morto, ne resta un altro, Edmond. Edmond Goncourt nel suo diario descrive Parigi la sera del 3 settembre, l'arrivo dei giornali, la folla intorno alle edicole, tutti che aspettano ansiosamente il giornale, poi i lettori che si ammassano all'aperto sotto i lampioni a gas, uno che legge e tutti gli altri che stanno a sentire. E sentendo queste notizie l'esercito catturato, l'imperatore prigioniero, Edmond de Goncourt descrive prima il silenzio, è sterrefatto di quelli che non ci credono, poi il mormorio minaccioso che comincia a crescere e poi le grida, abdicazione, viva la Repubblica, morte all'imperatore.
103:05
Il giorno dopo, 4 settembre, la folla marcia sul Parlamento e sul municipio di Parigi e proclama la Repubblica.
103:15
L'imperatrice Eugenia fugge da Parigi travestita su una carrozza che le ha imprestato il suo dentista, i ministri fuggono all'estero Succede quello che succede alla fine di ogni regime, vengono scalpellate le aquile e le enne colossali, enne per Napoleone, di pietra che c'erano dappertutto, si va su e si scalpellano, si buttano giù in strada le aquile. Sul portone delle Tuileries, il principale palazzo dell'imperatore, qualcuno scarabocchia col gesso proprietà del popolo.
103:51
Ma in realtà non è ancora una rivoluzione sociale. Non ci sono né violenze né saccheggi e non è appunto, non è nient'altro che l'instaurazione della Repubblica.
104:03
E all'idea che c'è la Repubblica a Parigi il clima generale è di euforia.
104:10
Non c'è violenza, non c'è repressione, le truppe fraternizzano con la popolazione.
104:15
Si canta la marsigliese.
104:17
Il fatto è che la Repubblica è nella pancia di Parigi e da sempre la Repubblica è vista come la soluzione di tutti i mali.
104:28
C'è una testimonianza di uno dei grandi letterati francesi dell'epoca, Verlaine, grande poeta, peraltro giovanissimo, Verlaine ha 26 anni, si è sposato un mese prima, sua moglie ha 17 anni e Verlaine, divorzieranno pochissimo tempo dopo fra l'altro, ma Verlaine ci racconta, mia moglie quando si è sparsa la notizia mi ha detto la Repubblica, Adesso che ce l'abbiamo è tutto a posto, vero?
104:54
Perfino i prussiani non fanno più paura. Un operaio dichiara adesso che l'abbiamo quelli là non oseranno venire perché nella Repubblica ci si identifica. La sensazione è la Repubblica, siamo tutti e se siamo tutti insieme non abbiamo paura di nessuno.
105:16
In realtà, capite, la Repubblica ha dei grossi vizi d'origine. Primo, è un nuovo governo che è stato formato a Parigi senza minimamente preoccuparsi di cosa pensa il resto della Francia. A Parigi neanche lo sanno che c'è il resto della Francia, è una vecchia storia. Parigi e la Francia profonda sono due mondi molto diversi, lo sono sempre stati, lo sono anche oggi e sono in genere in pessimi rapporti. La Francia profonda non è repubblicana.
105:43
La Francia profonda è monarchica, cattolica, conservatrice e detesta Parigi. Ma a Parigi non se ne accorgono. Hanno fatto la Repubblica e la sentono come la Repubblica francese.
105:58
E poi il secondo problema è che i repubblicani sono divisi. Essere repubblicani non è una definizione sufficiente per andare d'accordo. I repubblicani hanno in comune l'odio per Napoleone III, Hanno in comune una concezione laica dello Stato, laica, anticlericale, ma per il resto i repubblicani sono in parte borghesia moderata, borghesia conservatrice anzi, che vuole la Repubblica perché la sente come la forma più utile per lei di governo.
106:31
E dall'altra ci sono quelli che già all'epoca chiamano normalmente i rossi, i sovversivi dei quartieri operai.
106:40
Sono repubblicani sia i rossi di Belleville, di Montmartre, sia gli avvocati, i borghesi, i proprietari dei quartieri bene di Parigi ovest.
106:52
E il governo repubblicano è un governo borghese, è un governo tutto fatto di liberali, borghesi moderati, per lo più avvocati. E poi la preoccupazione appunto è di chiarire bene al paese che questa repubblica non è rivoluzionaria assolutamente non bisogna aver paura Bisogna trovare un presidente della Repubblica. Offrono la presidenza a un generale, il generale Trochu, governatore militare di Parigi, il quale accetta la presidenza ma chiede una garanzia.
107:26
La garanzia che il nuovo governo difenderà la religione, la proprietà e la famiglia.
107:35
E nel suo primo discorso pubblico il nuovo presidente della Repubblica rassicura i francesi. Si proclama soldato cattolico e bretone, dove la Bretagna, l'Ovest, è da sempre la culla della contro-rivoluzione, della Vandea, della conservazione appunto cattolica e monarchica.
107:59
La sensazione in realtà è che questa Repubblica riesce a nascere, riesce a nascere perché in realtà anche i monarchici nella situazione in cui ci si trova, e cioè stiamo perdendo vergognosamente una guerra catastrofica e dovremo fare una pace vergognosa con il nemico vittorioso, allora probabilmente il calcolo di molti è facciamolo fare alla Repubblica.
108:25
Quando la Repubblica si sarà sporcata le mani e avrà fatto la pace, poi vedremo.
108:32
E queste sono le posizioni dei moderati, però a Parigi gran parte degli abitanti sono operai e loro non sono moderati.
108:41
Secondo l'ultimo censimento gli operai sono mezzo milione a Parigi.
108:46
L'orario di lavoro è di 11 ore al giorno e i salari sono talmente bassi che l'intera popolazione operaia vive in povertà.
108:56
I quartieri dove sono ammassati appunto all'est sono quartieri dove la polizia non si fa vedere. E però non sono luoghi di delinquenza, sono luoghi dove sta crescendo una certa consapevolezza politica.
109:12
Da anni, da quando l'imperatore ha concesso la libertà di associazione, nei quartieri operai si tengono riunioni per parlare di politica, per parlare di socialismo, per parlare dei diritti delle donne.
109:26
si moltiplicano le cooperative, le società di mutuo soccorso e ci sono le sezioni dell'internazionale socialista, della grande organizzazione internazionale appunto che Marx ha fondato a Londra.
109:42
Napoleone III ha concesso tutto questo pensando sotto sotto anziché le riunioni clandestine dei carbonari, e lui quando era giovane partecipava a quelle riunioni clandestine, Molto meglio associazioni registrate che la polizia sa dove trovarli, può infiltrare i suoi informatori, però sta di fatto che questo enorme mondo operaio è tutto un tessuto di associazioni, di riunioni.
110:09
Ora voi capite, una folla di poveri non organizzati non conta niente, ma quando invece cominciano ad essere organizzati, ad avere dei capi, dei portavoce, le cose cambiano e infatti La notizia della catastrofe è arrivata il 3 settembre, il 4 settembre viene proclamata la Repubblica, già il 5 settembre si tiene una riunione dei delegati dell'internazionale socialista, delle associazioni operaie, delle cooperative che tutti insieme istituiscono comitati di vigilanza nei quartieri.
110:44
Questa è la differenza quando appunto una folla è già in precedenza organizzata e quindi pronta a muoversi in modo organizzato.
110:54
E non sono solo organizzati gli operai di Parigi, sono anche armati, legalmente armati, perché in Francia, come nell'Italia dell'epoca, esiste una istituzione che si chiama la Guardia Nazionale.
111:11
La Guardia Nazionale è una tipica istituzione ottocentesca, negli Stati Uniti esiste ancora adesso, come sapete, È un'associazione di volontari praticamente, volontari che prestano un certo servizio militare, che sono armati dal governo, inquadrati regolarmente, part time, anzi proprio nel tempo libero.
111:33
Nel mondo dell'Ottocento è una tipica organizzazione borghese che serve a mantenere l'ordine pubblico, dando una certa garanzia di partecipazione, di adesione in Italia, per esempio, Capite di che anni stiamo parlando, 1870, la lotta al brigantaggio sta appena uscendo dalla sua fase più violenta e nella guerra civile che si è combattuta nell'Italia meridionale contro il brigantaggio la Guardia Nazionale, reclutata fra i proprietari, i possidenti, i borghesi delle cittadine del sud, ha avuto un ruolo fondamentale accanto all'esercito.
112:10
Anche in Francia la Guardia Nazionale nasce come un'organizzazione borghese, e quindi conservatrice.
112:18
C'è l'aneddoto di un inglese che va a trovare il barone Rothschild, il più ricco banchiere del mondo, e lo trova nella sua uniforme della Guardia Nazionale, perché è normale, i borghesi fanno parte della Guardia Nazionale. Ma da quando è scoppiata la guerra contro la Prussia, il governo dell'imperatore ha pensato che era meglio allargare la Guardia Nazionale, reclutare più gente. E ha offerto un soldo, un franco e mezzo al giorno, a chi voleva arruolarsi nella Guardia Nazionale. Ora, un franco e mezzo al giorno è molto meno della paga di un operaio.
112:53
Però da quando è scoppiata la guerra c'è la crisi, gli operai vengono licenziati in massa, non hanno più da mangiare, si arruolano nella Guardia Nazionale.
113:02
In poche settimane la Guardia Nazionale di Parigi arriva a 300.000 iscritti, a ognuno dei quali il governo dà una divisa e un fucile e la maggioranza di loro sono reclutati nei quartieri operai e eleggono i loro ufficiali.
113:22
Vedendo che succede questo la borghesia comincia a spaventarsi.
113:26
Ci sono le prime testimonianze di gente che dice ma siamo sicuri? Va bene che c'è la guerra. ma siamo sicuri che conviene mettere i fucili in mano agli operai del resto in quei giorni Marx scriverà comunque finisca la guerra ha insegnato al proletariato francese a usare le armi e questa è la migliore garanzia per il futuro comunque finisca la guerra La guerra non è finita, l'imperatore è stato catturato, si è arreso, ma la guerra non è affatto finita, non è stato firmato niente, l'avanzata dei prussiani continua.
114:06
Il nuovo governo repubblicano ha un chiaro mandato, finire la guerra il prima possibile. Anche perché finendo la guerra forse potremmo sciogliere la guardia nazionale e ritirare le armi agli operai prima che sia troppo tardi. Però, però capite, Un conto è dire, va bene, vogliamo finire la guerra, ma i prussiani ci daranno delle condizioni accettabili.
114:35
Si cercano dei mediatori. Il 6 settembre due dei principali esponenti del governo repubblicano incontrano l'ambasciatore inglese, Lord Lyons.
114:46
Questi due esponenti li menzioneremo ancora spesso. Uno è il ministro degli esteri, Favre, Jules Favre, e l'altro si chiama Thiers, Adolphe Thiers.
114:58
è un intellettuale molto noto, uno storico, famoso, ma soprattutto è un politico di lungo corso, ha 73 anni ed è in politica da 50 anni, è conosciuto come monarchico, orleanista, è stato presidente del Consiglio tre volte sotto la vecchia monarchia degli Orlean, poi è stato un oppositore di Napoleone III e adesso è uno degli uomini di spicco del nuovo governo repubblicano. Thiers va dall'ambasciatore inglese pregandolo di far intervenire l'Inghilterra per convincere i prussiani a concederci una pace ragionevole, non troppo vergognosa.
115:36
Etienne sottolinea, ne abbiamo bisogno perché a Parigi c'è il pericolo rosso.
115:45
Ma intanto la guerra continua. I tedeschi stanno invadendo la Francia e Parigi si prepara all'assedio. Parigi è difesa da una cerchia di fortificazioni gigantesca. che proprio Thiers ha fatto costruire quando era ministro sotto Luigi Filippo. È difficilissimo conquistare Parigi con la forza.
116:05
Ci si prepara a essere assediati, il che vuol dire dar da mangiare a due milioni di persone.
116:12
Si fanno venire in città greggi di pecore, mandri e di bovini, tutti i parchi di Parigi si riempiono di bestiame, le opere d'arte del Louvre vengono evacuate in provincia a rischio bombardamenti, e si scavano fosse comuni, perché un assedio, per quanto si ricordano loro dal passato, vuole sempre dire che prima o poi scoppia un'epidemia.
116:35
Quelli che possono scappano, molti ricchi scappano da Parigi, ma in compenso in città arriva una folla di giornalisti naturalmente, arrivano giornalisti da tutta Europa per raccontare l'assedio che si prepara, arrivano i turisti, arrivano i turisti stranieri che vogliono concedersi lo spettacolo dell'assedio.
116:55
Ci sono inserzioni sui giornali, io le ho viste.
116:58
Appartamenti a prova di bomba con rifugio sotterraneo per i signori inglesi che desiderano assistere all'assedio di Parigi.
117:09
E il 19 settembre i prussiani sono alle porte di Parigi e comincia l'assedio.
117:17
Il ministro degli esteri Jules Favre va da Bismarck a chiedere quali sono le condizioni per la pace.
117:25
E Bismarck espone le condizioni che sono durissime.
117:29
Alcuno di voi se lo ricorderà perché da queste condizioni nasce poi il revanchismo francese, la voglia di vendetta francese che porterà fra gli altri motivi alla prima guerra mondiale. La Germania, la Prussia, che sta per diventare l'impero di Germania, vuole che la Francia ceda due intere regioni, l'Alsazia e la Lorena, due grandi regioni di confine.
117:54
Apprendendo che le condizioni sono queste, il ministro degli esteri francese, Favre, scoppia a piangere.
118:02
Peraltro Bismarck dirà poi, pareva che piangesse e io cercai di consolarlo, ma guardandolo più da vicino mi resi conto che non aveva versato neanche una lacrima. Probabilmente voleva commuovermi con questa messa in scena, come fanno gli avvocati parigini in tribunale.
118:25
Perciò la pace per il momento non viene firmata e Parigi è assediata. L'assedio dura quattro mesi, da settembre a gennaio. L'assedio ovviamente vuol dire la fame.
118:36
Si mangiano i cani, i gatti, notate non di straforo, ufficialmente ci sono le foto delle nuove macellerie, macelleria canina e felina.
118:48
Si mangiano i topi.
118:50
Si mangiano gli elefanti dello zoo, gli elefanti e i cammelli del Jardin des Plantes.
118:57
La città tira avanti, la città sale ovviamente. Nei mesi dell'assedio a Parigi l'anagrafe registra 42.000 morti in più rispetto all'anno precedente. Muoiono i bambini specialmente, i bambini piccoli non c'è latte.
119:12
Oltretutto a dicembre il freddo è glaciale, si va da meno 5 a meno 20 a Parigi. La senna gela. Per tre settimane la Senna è completamente gelata. I prussiani stanno fuori. Parigi è difesa da una grande cerchia di fortificazioni e nessuno ha voglia di attaccare. I prussiani stanno fuori e aspettano che Parigi si arrenda. Poi a gennaio, vedendo che nonostante tutto Parigi non si arrende, i prussiani decidono di stringere un po' e cominciano a bombardare. Il 5 gennaio l'artiglieria tedesca comincia a bombardare la città.
119:46
ammazzando occasionalmente la gente per la strada.
119:51
E Parigi ribolle di ansia, di angoscia, di preoccupazione e soprattutto di sospetto perché le masse operaie sono per resistere a tutti i costi. Questo ci può anche stupire magari, dopo tutto Marx aveva fondato l'internazionale. E diceva proletari di tutto il mondo unitevi, ma in realtà queste masse operaie di Parigi sono anche furiosamente nazionaliste e non vogliono assolutamente la resa e sospettano il governo borghese di essere pronto invece a svendere la lotta come infatti è e ad arrendersi.
120:31
C'è un dibattito violentissimo in Parigi e diventa sempre più chiaro che i quartieri operai non si fidano del governo ufficiale.
120:41
Ci sono giornali di estrema sinistra che promettono un premio in denaro per chi ammazzerà il re di Prussia e già che ci sono per chi ammazzerà il presidente della Repubblica.
120:55
i giornali rossi, i politici rossi nei loro comizi battono, vogliono che le chiese siano trasformate in caserme per la guardia nazionale operaia, i preti che vadano al fronte e i ricchi non hanno forse le case piene di roba da mangiare, confiscare, distribuire, tra le mille altre cose una delle cose che i rossi chiedono è chiamate Garibaldi, mandate a chiamare Garibaldi che è l'unico che può forse darci una mano e farla vedere ai prussiani.
121:27
A questo punto nei quartieri borghesi di Parigi il discorso comincia a essere ma dobbiamo aver paura dei prussiani o dobbiamo aver paura dei rossi? Forse dobbiamo aver più paura dei rossi.
121:40
E il 6 gennaio 1871 compare sui muri di Parigi un manifesto rosso che reclama l'istituzione della comune di Parigi.
121:54
Largo al popolo, largo alla comune.
121:58
Cos'è la comune? Cosa vuol dire? Perché tutti noi abbiamo in mente questa formula, la comune di Parigi, ma cosa diavolo vuol dire? Io credo che inconsciamente molti di noi associano questa cosa al comunismo, ma non è affatto così di per sé.
122:12
La comune di Parigi, in francese la commune è il comune, il municipio in sostanza. La comune di Parigi vuol dire che si vuole che Parigi diventi un comune autonomo come potevano essere i nostri comuni del medioevo. Che Parigi si governa da sola e che la Repubblica Francese sarà una federazione di comuni, ognuno autonomo.
122:38
Nella mentalità collettiva dei parigini è fortissima questa cosa, Parigi che se la cava da sola, che si governa da sola.
122:48
E al tempo della rivoluzione francese era stata creata la comune a Parigi nel momento più drammatico nell'agosto del 92 anche allora con l'invasione prussiana alle porte Parigi era in sorta aveva creato la comune aveva detronizzato il re e nella memoria popolare la comune di Parigi aveva salvato la Francia quindi è questo la comune o anche qualcosa di molto più vago perché in realtà tanta gente mica la sa la storia Ma questo nome, la comune, entusiasma tutti.
123:23
Ci sono testimonianze di un oratore che parlando al popolo dice la comune è il diritto del popolo, è il razionamento uguale per tutti, è la leva in massa, la punizione dei traditori, la comune, è la comune insomma, è la comune.
123:44
è un ideale astratto che però mobilita le coscienze e intanto il 18 gennaio a Versailles è stato proclamato l'impero tedesco la Prussia ha completato il suo percorso ha convinto tutti gli altri stati tedeschi a unificarsi in un unico Reich e a Parigi non c'è più niente da mangiare si tenta un'ultima sortita Contro i prussiani che finisce malissimo e a questo punto il governo decide di chiedere la resa accettando le condizioni di Bismarck.
124:24
Nel governo è forte il timore che quando la gente saprà che ci arrendiamo scoppi la rivoluzione.
124:35
Effettivamente appunto come vi dicevo nei quartieri rossi L'idea è quei borghesi traditori del governo sono pronti ad arrendersi ai prussiani e poi con il loro aiuto schiacciare tutte le conquiste che il popolo può aver fatto.
124:54
Quando il ministro degli esteri, Jules Favre, va a Versailles a incontrare Bismarck per firmare la resa, il commento che fa con gli amici prima di andare è il seguente, Dio solo sa...
125:09
Cosa ci farà la plebaglia parigina quando saremo costretti a dirle la verità?
125:16
Bismarck riceve Favre e gli dice ma avete paura della Guardia Nazionale, è vero degli operai armati? Disarmate la Guardia Nazionale.
125:26
Favre gli risponde che è impossibile. Se tentiamo di togliere i fucili alla Guardia Nazionale scoppia la guerra civile.
125:34
Bismarck, siete degli sciocchi.
125:39
presto o tardi la guardia nazionale dovrà essere ridotta alla ragione non otterrete niente aspettando provocate una rivolta ora che avete ancora un esercito per reprimerla Bismarck dirà poi Favre mi ha guardato con orrore come se fossi stato un mostro assetato di sangue il 28 gennaio è firmato l'armistizio non è ancora il trattato di pace, attenzione alle parole, è l'armistizio, sospendiamo le ostilità e il governo repubblicano promette al popolo che non è ancora deciso niente, adesso si va alle elezioni, si elegge un Parlamento e il Parlamento deciderà se continuare la guerra oppure fare la pace.
126:29
E Parigi è talmente affamata che sul momento non reagisce, anzi, meno male che c'è l'armistizio, i prussiani stessi cominciano a distribuire razioni alla popolazione che sta morendo di fame, poi dopo qualche giorno cominciano ad arrivare i viveri donati dall'Inghilterra. In Inghilterra il governo, associazioni private si sono mobilitati per raccogliere viveri da mandare a Parigi.
126:53
E adesso che l'assedio è finito altra gente se ne va, se ne vanno i giornalisti, se ne vanno i turisti stranieri e anche tanti altri borghesi. Perché la città è affamata, devastata, bombardata, al freddo. I quartieri borghesi si svuotano e con loro evaporano anche i battaglioni della Guardia Nazionale che potevano essere fedeli al governo.
127:17
Però all'inizio sembra che tutto fili liscio, 8 febbraio, elezioni, in tutta la Francia si vota per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica, si vota, voi capite, con un terzo del paese occupato dal nemico, con centinaia di migliaia di soldati che sono prigionieri di guerra e quindi non votano, con una campagna elettorale che dura pochi giorni, il grande tema della campagna elettorale è volete la pace o volete la guerra?
127:45
E tutta la Francia elegge candidati che vogliono la pace, tranne Parigi.
127:51
Parigi elegge candidati che vogliono continuare la guerra.
127:57
I candidati pacifisti della Francia profonda sono in genere conservatori, monarchici, cattolici. Solo a Parigi i rossi eleggono deputati che invece vogliono continuare la resistenza.
128:11
Tra gli altri a Parigi viene eletto Garibaldi.
128:14
il quale quando poi si presenta all'Assemblea Nazionale scopre che c'è qualche legge da qualche parte che dice che se uno non è francese non può essere deputato, in realtà il problema è che l'Assemblea Nazionale Garibaldi non lo vuole per niente perché il nuovo Parlamento è conservatore, monarchico, cattolico, anche i deputati che arrivano da Parigi vengono accolti malissimo, il Parlamento non è a Parigi naturalmente, Parigi era stata assediata, il Parlamento si riunisce a Bordeaux, I deputati che arrivano da Parigi, cioè dalla capitale rossa, rivoluzionaria, atea, sono accolti malissimo da un Parlamento che rappresenta la grande maggioranza dei francesi, conservatori, cattolici e in parte anche monarchici.
128:58
Il 17 febbraio viene formato il governo, presidente del Consiglio, Théa, che abbiamo già incontrato prima. Lo stesso che aveva detto a Lord Lyons, se l'Inghilterra non ci dà una mano a fare la pace presto, A Parigi c'è il pericolo rosso. La nomina presidente del consiglio di Thiers crea sgomento a Parigi perché Thiers è considerato un reazionario feroce. In parte lo è.
129:24
Quando era ministro sotto Luigi Filippo ha soffocato nel sangue manifestazioni popolari. Poi è cambiato, non è più monarchico.
129:33
È diventato repubblicano, è convinto che il futuro è della Repubblica, ma ovviamente è una Repubblica borghese, conservatrice, solida, che difenda la proprietà e la religione, non certo quello che vuole la plebaglia rossa di Parigi. In ogni caso la notizia che il Presidente del Consiglio è Thiers, che ha la fama di un aristocratico snob che disprezza la plebaglia, ecco, questa notizia crea a Parigi un clima rivoluzionario. La Guardia Nazionale sfila a Parigi alla notizia della creazione del governo Thiers.
130:06
La Guardia Nazionale sfila a Parigi con le bandiere listate a lutto.
130:11
La parata dura otto ore. Nei discorsi si richiamano il 93, il 30, il 48, tutti gli anni delle grandi rivoluzioni. E nei discorsi si minacciano i borghesi. Avete fatto il vostro governo?
130:28
pare che gli sfruttatori si siano dimenticati che a volte il popolo si risveglia improvvisamente il 26 febbraio Thiers firma il trattato di pace e per rassicurare il popolo già durante le trattative si era garantito il nemico non entrerà a Parigi cioè avrete questa soddisfazione simbolica la città anche se ci arrendiamo verrà rispettata Invece alla fine nel trattato di pace i prussiani impongono il diritto di fare una bella sfilata della vittoria sotto l'arco di trionfo e sugli Champs-Élysées.
131:08
Il primo marzo i prussiani sfilano sugli Champs-Élysées e occupano parte di Parigi, ma non si spingono fino ai quartieri operai dell'Est.
131:20
A questo punto con i prussiani dentro Parigi Thiers va da Bismarck e in sostanza gli dice adesso che ci siete, ci aiutate vero a disarmare la guardia nazionale, a domare i quartieri operai, Bismarck fa capire che loro non sono lì per togliergli le castagne dal fuoco, che si arrangiassero loro. Dopo due giorni i prussiani escono da Parigi.
131:44
Ma nel trattato di pace i generali prussiani hanno imposto che le forze regolari francesi venissero sciolte. Perciò il governo non ha forze armate. L'unica forza armata a Parigi è la Guardia Nazionale in mano agli operai.
132:02
L'Assemblea Nazionale è sempre a Bordeaux, anche il governo.
132:06
Voi capite che una situazione del genere è già una situazione dove basta niente per far scoppiare chissà cosa.
132:14
In una situazione del genere il nuovo Parlamento, l'Assemblea Nazionale a Bordeaux comincia a varare una serie di leggi che sembrano fatte apposta per far saltare tutto in aria. E quindi condanna a morte in contumacia di parecchi capi della sinistra, chiusura dei giornali di sinistra, ma soprattutto durante la guerra era stato decretato il blocco degli sfratti, il blocco degli affitti, la moratoria dei debit.
132:45
Adesso che la guerra è finita la prima cosa che il Parlamento fa è di abolire il blocco degli affitti, degli sfratti, la moratoria sui debiti, da un giorno all'altro una marea di operai ma anche di bottegai, artigiani si ritrova in mezzo alla strada sfrattata senza poter pagare i debiti e così via.
133:04
Come se non bastasse l'assemblea nazionale decide che adesso che la guerra è finita è inutile continuare a pagare quel soldo di un franco al giorno che si paga ai membri della guardia nazionale.
133:16
Dopo aver fatto tutte queste leggi il governo torna a Parigi, l'assemblea nazionale lascia Bordeaux ma non osa entrare a Parigi e si ferma a Versailles che dal punto di vista simbolico non è neanche quella la scelta migliore. l'antica come dire residenza dei re dove fino a ieri stavano il re di prussia e bismarck lì sotto la protezione delle baionette prussiane prende posizione il nuovo parlamento francese che non ha il coraggio di entrare in parigi e a questo punto a questo punto è tutto appeso un filo etier pensa come dire, accettando tardivamente il consiglio di Bismarck, che forse adesso si può tentare la prova di forza e disarmare la guardia nazionale.
134:11
Non ha quasi più truppe ma qualche reparto i prussiani gliel'hanno lasciato per mantenere l'ordine pubblico.
134:18
E con le poche truppe a disposizione Thiers decide di disarmare la Guardia Nazionale, cominciando dai cannoni. Perché la Guardia Nazionale non sono soltanto decine di battaglioni di volontari armati di moschetto, è un vero esercito, ha la sua artiglieria comprata con sottoscrizione popolare durante la guerra. proprietà della Guardia Nazionale, neanche i prussiani li hanno toccati quei cannoni, sono un'enorme quantità di cannoni ammassati sulla collina di Montmartre.
134:50
Etienne, presidente del Consiglio, il 18 marzo, data che se poi andate a vedere è rimasta nella storia della Francia come il giorno in cui è cominciata veramente ufficialmente la rivoluzione il 18 marzo Thiers manda il generale Lecomte con le poche truppe di cui dispone a impadronirsi dei cannoni della guardia nazionale le truppe del governo circondano la collina di Montmartre poi all'alba cominciano a portare giù i cannoni la gente se ne accorge Suonano le campane a martello, la gente comincia ad arrivare, la Guardia Nazionale si arma, la folla preme minacciosamente contro i soldati, il generale Lecont ordina alla truppa di aprire il fuoco contro la Guardia Nazionale e contro la folla, i soldati rifiutano di sparare, fraternizzano con la folla, la folla dilaga nel centro di Parigi e pianta la bandiera rossa.
135:53
sulla colonna della Bastiglia e sul municipio, sull'hotel Deville.
135:59
E qui si colloca il primo di quegli episodi che gettano un'ombra, stavolta fin dall'inizio, ve l'ho detto, la fucilazione dell'arcivescovo avverrà negli ultimissimi giorni, in mezzo al massacro generale. Invece già quel primo giorno, 18 marzo, si colloca un episodio che è come dire, da chi si oppone, si opponeva allora e si oppone oggi al ricordo della comune, viene additato... come dire, come qualcosa che getta davvero un'ombra sulle origini della comune perché il generale Leconte viene arrestato dai suoi stessi soldati viene tenuto prigioniero per qualche ora con la folla che tumultua fuori e lo vuole ammazzare poi alla fine i soldati e la guardia nazionale si mettono d'accordo portano fuori il generale Leconte lo mettono al muro e lo fucilano i soldati gridano al generale Volevi farci sparare sul popolo?
136:56
Adesso è il tuo turno.
136:58
Marx che da Londra segue attentissimamente ora per ora quello che sta succedendo, Marx commenta freddamente che i governi reazionari che insegnano ai soldati a sparare e a fucilare la gente e poi devono aspettarsi che succedano queste cose.
137:18
Marx. Il generale Leconte aveva ordinato per quattro volte all'ottantunesimo fanteria di far fuoco sui civili inermi in Plas Pigalle e al rifiuto dei suoi uomini li aveva ferocemente insultati.
137:33
Invece di sparare sulle donne e sui bambini, i suoi soldati spararono su di lui.
137:39
Le abitudini inveterate acquisite dai soldati alla scuola dei nemici della classe operaia non è che scompaiano nel momento in cui i soldati passano al fianco degli operai. Una volta che hanno imparato a comportarsi in un certo modo continuano a farlo.
137:59
In realtà i generali fucilati sono due, perché c'è un altro generale molto in viso alla Guardia Nazionale, il generale Clement Thomas, che il governo borghese aveva nominato comandante della Guardia Nazionale e che i suoi uomini non amavano. Il generale Thomas si era dimesso. Quel giorno in borghese va a vedere a Montmartre cosa sta succedendo. Lo riconoscono, lo arrestano, lo mettono insieme al generale Leconte, li tirano fuori tutti e due, li mettono al muro tutti e due.
138:29
Quello stesso giorno 18 marzo Thiers e il governo fuggono a Versailles e i battaglioni della Guardia Nazionale eleggono un comitato centrale che constatata la fuga del governo prende il potere a Parigi a nome del proletariato.
138:47
Vi leggo due righe dal decreto, dal comunicato perché è importante come dire quando si studia un avvenimento storico capire il linguaggio che usavano quelli che c'erano dentro le idee che avevano in testa, i meccanismi mentali. Il Comitato Centrale della Guardia Nazionale dichiara i proletari della capitale, di fronte alle deficienze e ai tradimenti della classe governante, hanno compreso che era giunta l'ora di salvare la situazione prendendo nelle proprie mani la direzione degli affari pubblici.
139:27
Il comitato centrale della Guardia Nazionale che prende il potere a Parigi è composto da 20 delegati eletti dalla truppa, tutti operai e a proposito del linguaggio dell'epoca andiamo a vedere come la stampa francese ed europea racconta ai suoi lettori il fatto che 20 delegati operai hanno preso il potere a Parigi.
139:53
Una ventina di mascalzoni di bassa lega.
139:58
Thiers da Versailles dichiara che sono dei comunisti, che saccheggeranno Parigi e che comunque sono degli sconosciuti e non hanno nessun diritto di governare.
140:11
Un giornale di Parigi risponde anche i dodici apostoli erano degli sconosciuti.
140:17
Il diario di Edmond Goncourt ci dà una chiara idea dello sguardo con cui i borghesi rimasti a Parigi guardano quello che sta succedendo. La Guardia Nazionale presidia le strade.
140:30
Goncourt si è presi dal disgusto, alla vista delle loro facce stupide e abbiette, alle quali il trionfo e l'ubriachezza conferiscono un'aria raggiante e dissoluta.
140:46
E indubbiamente l'aspetto fisico degli operai parigini, specialmente dopo quattro mesi di assedio ma non solo, doveva essere tale da scandalizzare i borghesi. Abbiamo un'altra testimonianza di uno dei rari ufficiali di carriera di origine borghese che si sono schierati con la comune e che finirà fucilato naturalmente fra poche settimane. Questo ufficiale borghese racconta in una lettera di questi operai che hanno preso il potere a Parigi.
141:17
Costoro hanno buoni motivi per combattere. Combattono perché i loro figli siano meno gracili, meno scrofolosi, più sani di loro.
141:30
Con la presa del potere da parte del Comitato Centrale si accelera la fuga degli ultimi borghesi rimasti a Parigi. Proprietari, professionisti, insegnanti, nel giro di un mese centinaia di migliaia di persone lasciano la città. E la stampa europea continua a scrivere che appunto Parigi è sprofondata nella barbarie.
141:50
Qualche citazione a caso.
141:53
La Repubblica Rossa, dominata dai ladri, dai teppisti e dai demagoghi, comunismo della peggior specie, la canaglia di Parigi al potere, miscredenti senza Dio, dilettanti incapaci, fuori legge, cafoni, analfabeti, questa è l'immagine che si dà.
142:18
In realtà il comitato centrale che ha fatto una rivoluzione senza che nessuno se lo aspettasse è estremamente incerto su cosa sono le prossime cose da fare e in realtà sembra proprio che la principale preoccupazione sia di conservare una legalità democratica.
142:34
di far capire che qui le cose funzionano appunto secondo delle regole. Il 26 marzo a Parigi si vota per eleggere il consiglio municipale.
142:43
Vota circa il 50% degli aventi diritto, ma questo perché Parigi si è svuotata, i quartieri borghesi sono vuoti.
142:52
E la maggioranza schiacciante degli eletti al consiglio comunale sono ovviamente rossi. I pochi eletti nei quartieri borghesi si dimettono.
143:01
E il consiglio municipale decide di adottare ufficialmente il nome di comune di Parigi. E il 28 marzo il comitato centrale della guardia nazionale cede i pieni poteri alla comune che decreta l'adozione della bandiera rossa, tanto per tranquillizzare ulteriormente i borghesi, decreta l'adozione della bandiera rossa come bandiera del governo.
143:25
E si fa una grande cerimonia di insediamento della comune davanti all'hotel Deville con parata della guardia nazionale indivisa, salve di cannone, la folla festante.
143:39
consiglieri comunali in cilindro e Redingot, perché questa volta non sono tutti operai, i delegati del comitato centrale erano tutti operai, ma adesso il consiglio comunale è pieno di giornalisti, di avvocati, di insegnanti, gli operai sono circa un terzo, nelle foto della cerimonia di insediamento sono lì col cilindro, si potrebbe avere l'impressione che fosse una normale manifestazione politica dei tempi dell'impero, se non fosse che noi sappiamo che la folla canta la marsigliese.
144:09
E la comune comincia ad attuare i suoi primi provvedimenti, che non hanno niente di comunista, non ci sono la confisca della proprietà privata, la preoccupazione è aiutare la gente che sta crepando di fame. E quindi viene cancellato il pagamento degli affitti, nove mesi di abbuono, rinnovato il blocco degli sfratti, libri e quaderni scolastici gratuiti, poi ci sono anche le misure idealistiche.
144:37
Nessun funzionario della comune potrà avere uno stipendio superiore al salario di un operaio.
144:43
Abolizione della pena di morte. La folla va alla polizia a prelevare la ghigliottina e la brucia in piazza in mezzo ai festeggiamenti. Eguaglianza di tutti gli stranieri residenti a Parigi. Chiunque risiede a Parigi è uguale agli altri, è cittadino, può essere eletto e così via.
145:00
Le misure più estreme sono quelle contro la Chiesa, la quale, come vi dicevo, è odiata non fa niente per non farsi odiare perché dal pulpito i parro ci stanno tuonando contro quello che accade a parigi la parola rivoluzione e il grido di satana e quindi decreto della comune separazione di stato e chiesa confisca dei beni ecclesiastici eliminazione dei crocifissi dalle aule scolastiche vedete come noi viviamo ancora sempre nella stessa epoca sotto certi punti di vista no le cose su cui Ci si scontra.
145:41
Tutti si illudono che le cose possono andare avanti così e a dire il vero perfino la banca Rothschild in quei giorni concede un prestito alla comune, al governo di Parigi perché tutto sommato non si pensa che stia per scoppiare una guerra civile. Solo qualcuno ha capito che in realtà Parigi è sola e che non c'è nessuna speranza di tirare avanti.
146:05
Qualcuno ha capito che fin dall'inizio, fin da quando hanno fucilato i due generali, questa cosa è il pretesto con cui il governo rifiuterà di negoziare e di riconoscere la Comune.
146:18
Nelle discussioni che si fanno nel Consiglio della Comune c'è qualcuno che dice abbiamo ammazzato i due generali, non importa se loro se lo meritavano o no, la Comune è foutue, siamo fregati, perché a livello di immagine questa cosa non ci verrà mai perdonata. E infatti a Versailles il ministro Favre dichiara ai giornali non si negozia con gli assassini.
146:45
E se non si negozia cosa si fa?
146:47
Il 21 marzo, tre giorni dopo essere scappato a Versailles, Thiers dichiara all'Assemblea nazionale qualunque cosa avvenga non vogliamo attaccare Parigi.
146:59
Non è né la prima né l'ultima menzogna. In quegli stessi giorni Thiers sta reclutando soldati e soprattutto ha fatto un accordo con Bismarck, il quale non intende coinvolgere le truppe tedesche in questa faccenda, ma è ben contento che i francesi sterminino i rivoluzionari di Parigi, perciò Bismarck sotto banco contro le clausole del trattato di pace accetta di liberare in anticipo i prigionieri di guerra.
147:30
in modo che i soldati dell'esercito di Napoleone III tornano in patria a disposizione del governo repubblicano. Negli stessi giorni in cui dichiara che non ha nessuna intenzione di attaccare Parigi, Thiers scrive a un amico sto riorganizzando l'esercito e spero che in due o tre settimane avremo soldati sufficienti per liberare Parigi.
147:57
Thier è stato attaccato con immensa violenza per la durezza della repressione a cui abbiamo accennato all'inizio e su cui adesso chiudendo torneremo.
148:05
Cosa ha in mente Thier in realtà? È una personalità complessa.
148:10
Thier, da un lato la sensazione è che si senta una specie di Lincoln, tenete presente che la guerra civile americana è finita solo da cinque anni e Lincoln in America ha fatto una guerra civile spaventosa per...
148:23
Affermare il principio che il governo nazionale è uno solo e nessuno può ribellarsi al governo nazionale. Thiers ha certamente in mente questo, bisogna riaffermare l'autorità dello Stato senza negoziare. Quando i deputati di Parigi vanno da Thiers e gli dicono ma negoziamo, avviate un accordo con la Comune, la risposta di Thiers è Parigi sarà sottomessa all'autorità dello Stato come un qualsiasi borgo di un centinaio di abitanti.
149:03
Questo è il centralismo, è lo statalismo dell'Ottocento.
149:07
Poi ti era un altro obiettivo, lui è un vecchio monarchico ma si è davvero convertito alla Repubblica.
149:13
convinto che il futuro è quello ci vuole la repubblica e bisogna rafforzarla la francia profonda e monarchica ma il governo repubblicano farà vedere che è così forte che nessuno oserà più rimettere in discussione la repubblica e per far vedere che siamo forti schiaccieremo parigi e poi naturalmente c'è il fatto che parigi appunto è un covo di rossi la comune un governo comunista E noi li annienteremo, il desiderio di sterminarli è evidentemente diffusissimo.
149:49
Il primo aprile Thiers dichiara all'Assemblea nazionale, sto mettendo in piedi una delle più belle armate che la Francia abbia mai avuto, la lotta sarà dolorosa ma breve.
150:03
L'indomani, 2 aprile, i soldati del governo, che ormai tutti chiamano i versagliesi, perché il governo sta a Versailles, i versagliesi dunque il 2 aprile attaccano e prendono i primi avamposti.
150:17
E sentendo il cannone il nostro amico Edmond Goncourt scrive nel suo diario Dio sia lodato, è cominciata la guerra civile.
150:29
La guerra civile è cominciata e qui noi potremmo anche finire e stiamo per finire effettivamente perché noi abbiamo promesso di parlare delle origini della guerra civile Però, come dire, se resistete ancora cinque minuti, io vorrei ancora raccontare qualche cosa di più di quello che è successo in quei giorni.
150:49
Raccontare che il 3 aprile i parigini tentano per la prima volta un contrattacco, tentano di marciare su Versailles, sono sconfitti perché la Guardia Nazionale è numerosa ma è fatta tutta di volontari, di dilettanti di fronte, hanno un esercito di professionisti. La Guardia Nazionale viene sconfitta, i due generali della comune che comandavano l'attacco vengono fatti prigionieri, E lì per la prima volta si capisce com'è che quelli di Versailles vogliono fare la guerra, perché dei due generali prigionieri, al primo un ufficiale di cavalleria spacca la testa a sciabolate e l'altro viene messo al muro, era un operaio, un fonditore, Duval.
151:30
La comune l'aveva nominato generale quella mattina stessa per comandare l'attacco, viene messo al muro e fucilato.
151:36
E fra i prigionieri tutti quelli che risultano essere ex soldati passati alla Guardia Nazionale vengono messi al muro e fucilati.
151:46
Poi si continua a combattere appunto per un mese e mezzo fino a quando nell'ultima settimana i soldati arrivano al centro di Parigi ed è la settimana di sangue.
151:56
E la violenza di quella settimana è tale che noi dobbiamo ancora aggiungere qualcosa per cercare di spiegarla.
152:03
Il punto è che di fronte a Parigi operaia insorta, che tutti gli avversari accusano di essere un covo di comunisti, dall'altra abbiamo un esercito che ti era messo in piedi con i soldati dell'imperatore. I soldati dell'imperatore che erano soldati di mestiere perché sotto Napoleone III si sorteggiava e chi veniva tirato a sorte si faceva sette anni di servizio militare. Erano soldati di mestiere, quasi tutti contadini perché nella Francia di Napoleone III quando veniva sorteggiato un operaio per fare il soldato quasi sempre la commissione di leva lo rimandava a casa perché gli operai erano gracili, malconci, affamati e malati.
152:46
È un esercito di contadini che hanno giurato fedeltà all'imperatore, sono scesi in guerra con lui, hanno subito i disastri della guerra contro la Prussia, sono rimasti sei mesi prigionieri in Germania, adesso li hanno rimandati in Francia e il governo gli dice non potete ancora tornare a casa, c'è ancora un lavoro da fare.
153:10
C'è Parigi in mano alla feccia, in mano ai comunisti, a quelli che vogliono portarvi via la vostra terra e le vostre donne. Dobbiamo domare la feccia di Parigi e poi voi potrete tornare alle vostre case.
153:25
E quando i soldati attaccano i comunisti sparano dalle barricate, gli uomini, perfino le donne sparano. A questo punto i soldati non capiscono più niente, capiscono solo che bisogna ammazzarli tutti.
153:37
Quanta responsabilità abbia Thiers in questi eccidi è una cosa che da sempre è discussa. Lui stesso a un certo punto si è preoccupato perché la sera del 22, il secondo giorno della settimana di sangue, con le truppe già dentro Parigi, Thiers aveva emanato un proclama in cui dichiarava che la legge, l'ordine e la civiltà trionfavano e si concludeva dicendo l'espiazione sarà totale.
154:08
Più tardi Thiers dirà che lui era stato frainteso e che anzi aveva dato ordini severissimi perché la rabbia dei soldati fosse controllata, ma l'esercito, parole di Thiers, interpretò a suo modo il mio proclama sull'espiazione totale. Gli esempi di quel che succede, potrei andare avanti un'ora ma andrò avanti solo un minuto. 23 maggio, conquistata Montmartre, 49 comunardi presi a caso, comprese donne e ragazzini, sono portati davanti al muro dove erano stati fucilati i due generali, fatti in ginocchiare e fucilati.
154:47
Testimonianze a caso di testimoni, spesso stranieri, giornalisti, osservatori.
154:53
Vidi un plotone di soldati entrare in una casa.
154:56
Domandarono alla portiera se vi fossero dei comunisti nascosti.
155:01
Rispose di no.
155:02
Perquisirono la casa e ne trovarono uno. Lo portarono fuori e lo fucilarono. E poi fucilarono anche lei.
155:11
In molti casi i soldati fucilano i feriti negli ospedali e a volte anche i medici negli ospedali della comune.
155:17
Negli ultimi combattimenti a Belleville un testimone inglese racconta di aver visto un gruppo di donne armate che hanno difeso una barricata che dopo essere state catturate vengono messe al muro, 52 donne vengono fucilate.
155:33
Ovviamente non tutti vengono fucilati, ci sono anche migliaia di prigionieri che vengono avviati con le mani legate verso Versailles con la cavalleria che li spinge avanti a sciabolate e quando qualcuno si ferma o cade viene ammazzato sul posto. Quando poi i prigionieri arrivano all'uscita di Parigi, lì c'è il comandante della cavalleria, il generale Marchese de Galifée, eroe di guerra, che ha comandato una disperata carica di cavalleria alla battaglia di Sedan. Quando gli passano davanti le colonne di prigionieri, il generale de Galifée li passa in rassegna e decide chi fucilare.
156:08
Sceglie quelli che hanno i capelli bianchi, perché vuol dire voi eravate già qui nel 48, ne avete già fatta un'altra di rivoluzione, non vi è bastato?
156:17
Sceglie quelli che hanno l'orologio, perché vuol dire che non sono operai, sono studenti, sono borghesi, sono i capi, sono i più pericolosi.
156:26
Ovviamente le atrocità si scatenano anche dall'altra parte, perché nelle ultime settimane la comune si radicalizza.
156:34
Di fronte a quello che sta succedendo nella comune vanno al potere gli estremisti, i nostalgici del terrore.
156:40
Si creano, come ai tempi di Robespierre, un comitato di salute pubblica, un tribunale rivoluzionario. A capo del comitato di salute pubblica c'è un vecchio Giacobino, Deleclus, uno che si è fatto sei anni di deportazione all'isola del diavolo sotto Napoleone III, è tornato tisico, moribondo, Lui e altri dicono chiaramente che piuttosto che essere sconfitti, meglio sprofondare nel sangue e nel fuoco. Se saremo sconfitti, bruceremo Parigi.
157:12
E Parigi brucia davvero.
157:15
E gli incendi, su questo non ci sono dubbi, sono scatenati per ordine della comune.
157:20
Brucia il palazzo imperiale, le Tuileries, che infatti non ci sono più. Ci sono i giardini delle Tuileries, accanto all'Ure, lo sapete.
157:28
Brucia l'Hôtel de Ville.
157:30
Il cielo di Parigi è oscurato dal fumo e dalla cenere, a molti testimoni vengono in mente la caduta di Babilonia nell'Apocalisse, o Sodoma e Gomorra, o Pompei, che è di gran moda come sapete alla fine dell'Ottocento. Non c'è nessun dubbio, ripeto, ci sono testimonianze chiarissime, sono incendi voluti, organizzati, si portano le latte di petrolio e si dà fuoco a tutto.
157:54
È un mito invece che però si diffonde immediatamente, il mito delle rivoluzionarie, le donne, che vanno in giro con le bottiglie di petrolio per dar fuoco a tutto, le petroleuses. La stampa comincia immediatamente a dire che Parigi brucia perché le mogli degli operai, queste megere, queste streghe, danno fuoco a tutto e sono innumerevoli i casi di donne o ragazzine fucilate in mezzo alla strada perché andavano in giro con un bidone di qualcosa, non ci mettono niente a metterle al muro. E la comune continua anche lei a fucilare, finora non aveva fucilato gli ostaggi, adesso invece sì.
158:29
Il 24 maggio, come vi dicevo, viene fucilato l'arcivescovo di Parigi.
158:34
E Raul Rigaud che l'aveva fatto arrestare non è lì in quel momento perché sta combattendo sulle barricate al quartier latino in divisa della Guardia Nazionale. E quello stesso giorno, lo stesso giorno in cui viene fucilato l'arcivescovo, anche Raul Rigaud, che lo aveva fatto arrestare, viene catturato dal nemico, riconosciuto e gli mettono una palla in testa.
158:58
E si continua da entrambe le parti. Il 25 maggio un reparto della Guardia Nazionale senza ordini fucila tutti i frati domenicani di un convento e i loro dipendenti.
159:10
Il 26 la Guardia Nazionale fucila e finisce a colpi di baionetta altri 51 ostaggi, 11 fra preti e frati, gli altri poliziotti.
159:21
Siamo ormai agli ultimi giorni, i soldati sono arrivati ai quartieri operai.
159:27
Il 27 maggio il capo del Comitato di Salute Pubblica delle Clues lascia una lettera per la sorella.
159:35
non voglio ne posso servire da vittima e da zimbello alla reazione vittoriosa perdonami se me ne vado prima di te che mi hai sacrificato la vita ma non ho il coraggio di subire un'altra sconfitta poi indossa la sciarpa di presidente del comitato di salute pubblica va a una barricata sale in piedi sulla barricata e si fa uccidere il 28 maggio i combattimenti sono finiti Parigi è conquistata Le fucilazioni però non finiscono, i soldati perquisiscono, controllano, tutti gli uomini in borghese vengono arrestati, si guarda, hai le mani sporche di polvere da sparo al muro, hai i lividi sulla spalla perché quando spari il moschetto e lo spari per un po' di volte ti rimane il livido al muro.
160:23
Per diversi giorni si fucila al cimitero di Montparnasse, al parco Monceau, nei giardini del Luxembourg, oggi noi andiamo a Parigi, visitiamo questi posti.
160:33
è ben difficile immaginare che 150 anni fa lì si fucilava in massa la gente, poi i cadaveri vengono sepolti in fosse comuni o bruciati fuori città. Molti cercano di scappare ma fuori da Parigi ci sono i tedeschi, le truppe tedesche sono ancora lì che rinserrano la città nel loro cerchio e tuttavia Engels testimonia che i soldati tedeschi quando possono lasciano passare i fuggiaschi e anche gli ufficiali prussiani chiudono un occhio. perché la realtà è che l'orrore di questa repressione sta scandalizzando il mondo, il mondo che come abbiamo ben visto non aveva la minima simpatia per la comune e che tuttavia rimane scioccato da quello che sta succedendo.
161:17
Perfino il Times di Londra aggrotta la fronte e scrive che la sete di sangue dei soldati di Versailles pare perfino superiore a quella dei comunisti.
161:30
E che se sotto il regime dei rossi si sono commessi crimini abominevoli, quello che sta succedendo fa ancora più orrore.
161:39
Processi, condanne a morte, fucilazioni continuano fino a fine anno. Poi per qualche anno ancora deportazioni, oltre 4.000 deportati alla Cayenna.
161:49
E poi il clima cambia. Io qui chiudo perché è già tardissimo, ma ci pensavo proprio oggi.
161:55
che sarebbe affascinante studiare come e perché e in quanto tempo, dopo tragedie come questa, si arriva a una riconciliazione vera per cui c'è l'amnistia, la gente torna, ecco in questo caso ci vuole una decina d'anni.
162:12
L'amnistia è proclamata nel 1880, i deportati cominciano a tornare.
162:17
Due mesi prima si è tenuto, sfidando il divieto, il primo pellegrinaggio al cimitero del Père Lachaise, il primo pellegrinaggio al muro dei fucilati, 25.000 persone con un fiore rosso all'occhiello, da allora ogni primo maggio si è ripetuto il pellegrinaggio al muro dei fucilati. E come capite è difficilissimo finire il racconto di una storia così divisiva.
162:46
Perciò lo farò non con parole mie ma con le parole di uno che era lì e che non si era schierato. Un pittore, Renoir, uno dei grandi impressionisti, avete presente? Renoir era lì, era a Parigi e mentre dipingeva sulle rive della Senna i comunardi lo avevano scambiato per una spia e se l'era vista brutta finché non era arrivato di tutti quelli che potevano arrivare Raoul Rigaud che lo conosceva, che l'ha abbracciato e che ha detto lasciatelo andare.
163:15
Renoir dirà dei comunardi che erano folli ma avevano in sé quella fiammella che non si estingue.
163:26
Grazie.
165:05
Grazie a tutti, via.
165:07
Per chi vuole sono ancora qui per firmare dei libri o fare dei selfie e per tutti gli altri all'anno prossimo. Arrivederci.
166:07
Dai, basta, vi lasciate parlare? Ragazzi, grazie mille, però mi sembra che ci siano aspettative lievemente esagerate.
166:23
Anche perché...
166:25
Sapete quest'anno il tema è le origini e io mi sono detto beh che ci vuole, qualche anno fa abbiamo fatto come scoppiano le guerre ed era venuto bene mi sembra e quest'anno facciamo le guerre civili, sarà più o meno la stessa cosa, non è più o meno la stessa cosa. Perché spiegare come scoppiano le guerre, va bene, nella storia umana che due paesi abbiano interessi contrastanti e si vogliano poco bene, anzi per niente, e che a un certo punto finiscano per decidere di risolvere le loro questioni con la guerra, è una cosa banale. Non è tanto difficile spiegare com'è che succede.
166:58
E invece spiegare com'è che succede che un paese dove si parla la stessa lingua, ci sono le stesse tradizioni, a un certo punto si spacca, a un punto tale che scoppia una guerra civile, è molto più complicato spiegarlo.
167:14
Questo vuol dire che avete pagato un biglietto per un'elezione che sarà assai impegnativa.
167:19
Più lunga del solito, più complessa del solito. Adesso vi sembra di desiderarlo, ma vedrete. Comunque, stasera noi parliamo forse della meno conosciuta fra le tre guerre civili che toccheremo in queste tre tappe, e cioè la guerra civile inglese del XVII secolo. Cominciamo dalla fine.
167:42
Siamo a Londra, è il 30 gennaio del 1649, e nel centro di Londra, a Whitehall, è stato eretto un patibolo.
167:53
È destinato al re d'Inghilterra e di Scozia, Carlo I, che viene condotto lì a piedi dal suo palazzo di St. James, che ha due passi.
168:03
Sul patibolo gli permettono di fare un ultimo discorso, in cui il re dichiara che lui ha sempre desiderato la libertà del suo popolo.
168:12
ma che la libertà consiste nell'essere governati e non nel prendere parte al governo, che è una cosa che non spetta al popolo.
168:23
Sono le due del pomeriggio quando il re mette la testa sul ceppo, recita una preghiera, poi tende le mani per far segno che è pronto. E il boia, che è stato assunto in segreto e mascherato e nessuno sa chi sia, il boia gli taglia la testa con un solo colpo.
168:42
Anni dopo un predicatore protestante che da ragazzo aveva assistito all'esecuzione ricorderà che dalla folla era salito un lamento come non avevo mai sentito e desidero non sentire mai più di nuovo.
168:58
La testa del re viene mostrata al popolo, il giorno dopo viene di nuovo ricucita al corpo che viene imbalsamato con un guenti e sepolto nella cappella del castello di Windsor.
169:12
Allora, da quando Costantino si era convertito al cristianesimo, 1300 anni prima, molti imperatori e re cristiani erano stati assassinati.
169:25
Altri erano morti in battaglia.
169:28
Gli inglesi stessi avevano assassinato nel medioevo almeno due dei loro re, Edoardo II e Riccardo II. Ma Carlo I...
169:36
È il primo re d'Europa che muore dopo essere stato processato legalmente e condannato a morte per alto tradimento.
169:46
L'esecuzione di Carlo I è il punto d'arrivo di una guerra civile che è durata sei anni.
169:52
Eppure poco tempo prima che scoppiasse quella guerra, l'Inghilterra si considerava un paese benedetto dalla pace. Portiamo indietro l'orologio di una dozzina d'anni.
170:05
In Inghilterra nel 600 era di gran moda uno spettacolo che chiamavano il musk.
170:11
Erano rappresentazioni in costume che univano musica, canto, balletto, scenografia. Erano di gran moda anche a corte, si davano dei musk in cui il re, la regina, loro stessi provavano per mesi la loro parte. E il contenuto era sempre allegorico secondo il gusto dell'epoca.
170:32
Nel 1637, quando l'Europa è in preda alla guerra dei Trent'anni, una delle guerre più spaventose della sua storia, l'Inghilterra è l'unico grande paese che non è coinvolto nella guerra. Nel 1637 la Corporazione degli Avvocati di Londra dà un Musk in onore del re, il più costoso mai visto fino allora, con più di 200 partecipanti, e il tema è il trionfo della pace.
171:02
In quell'anno Carlo I parlando con i suoi nipoti tedeschi, i figli di sua sorella che ha sposato un principe tedesco, i suoi nipoti tedeschi che vengono dalla Germania devastata in modo inenarrabile dalla guerra dei trent'anni, in quell'anno, in quel trentasette, a Carlo I viene da dire, gli scappa di dire, che lui è il re più felice della cristianità.
171:28
In realtà quella felicità era illusoria.
171:31
E nell'Inghilterra fermentava lo scontento, ma il re non ne aveva il minimo sospetto. E non ne aveva il minimo sospetto perché lo stile di vita di un re di quell'epoca lo separava completamente dal suo popolo.
171:46
L'etichetta di corte sembrava fatta apposta per isolare il re dal paese e farlo vivere in un mondo irreale.
171:53
Tutte le corti dell'epoca avevano un'etichetta estremamente rigida che trasformava l'esistenza quotidiana del re in una specie di spettacolo.
172:04
La corte inglese è forse però appunto la più formale d'Europa. Il re d'Inghilterra è l'unico re d'Europa che viene servito a tavola da cortigiani nobili in ginocchio.
172:16
E la gente comune non ha nessun contatto con il re.
172:19
Il re naturalmente vive sempre in pubblico, sempre sotto gli occhi di qualcuno, ma questo qualcuno sono i cortigiani.
172:25
Il popolo normale non lo vede mai, non lo incontra mai, tranne nelle due occasioni, due volte all'anno, ecco, due volte all'anno, il re d'Inghilterra, come il re di Francia, tocca i malati di scrofola. perché da secoli in quei due regni c'è la tradizione, la convinzione popolare che la scrofola è un male speciale e che i re hanno un potere magico e possono guarire i malati di scrofola. Non stupitevi che nel 600 ci siano queste cose, la società e la mentalità del 600 non sono mica tanto diverse da quelle di tre secoli prima.
173:01
I re toccano i malati e i malati vengono a farsi toccare.
173:06
Ma per essere ammessi a essere toccati dal re, per sperare di guarire da questa malattia che tutti chiamano il male del re, per essere ammessi i malati devono avere un certificato con triplice firma di un parroco, di un amministratore della loro parrocchia e di un giudice di pace.
173:27
Carlo non ha nessuna idea di quali sono i veri sentimenti del paese nei suoi confronti e nei confronti del suo governo e della sua corte.
173:36
E mi fermo sulla corte perché proprio non tanto sulla persona del re all'inizio, ma sull'ambiente che lo circonda, la corte, si appunta il fastidio e l'ostilità della popolazione, del paese.
173:51
Il discredito della corte è cominciato già al tempo di suo padre, Giacomo I.
173:57
Prima ancora regnava Elisabetta. Elisabetta era popolarissima, c'era anche una grande capacità propagandistica, ma Elisabetta era davvero popolarissima. Morta Elisabetta, senza eredi, sul trono d'Inghilterra sale Giacomo I, re di Scozia.
174:12
E già sotto Giacomo I, di colpo, l'opinione pubblica comincia invece a diffidare della corte e dei cortigiani.
174:22
Bisogna dire che il re...
174:24
Come dire, sembra fare di tutto per incoraggiare l'opinione pubblica a diffidare. Il re ha un primo ministro, il duca di Buckingham, molto più giovane di lui, un favorito. come si diceva allora, ma che di fatto governa il regno. Il duca di Buckingham è detestato perché vende tutto, vende titoli nobiliari, vescovadi, qualunque cosa uno voglia, se paga il duca lo ottiene.
174:52
E il re Giacomo ha una relazione sessuale con il suo primo ministro, il duca di Buckingham, All'epoca era un pettegolezzo, oggi è un fatto accertato, abbiamo le loro lettere. Il re Giacomo scriveva al suo primo ministro, Dio ti benedica, dolce figlio e moglie, e conceda che tu sia per sempre di conforto al tuo caro papà e marito.
175:18
Ora queste lettere ovviamente il pubblico non le conosceva, le conosciamo noi oggi, che magari non abbiamo nessun motivo di scandalizzarci davanti a una relazione del genere, ma immaginate l'opinione pubblica del XVII secolo.
175:32
Tutti sanno.
175:34
che c'è un favorito che governa il regno e che il re ha una strana relazione con questo favorito tanto più giovane di lui. E in Inghilterra dilagano i pettegolezzi sulle orge della corte, sul fatto che il re e i suoi amici hanno rapporti sessuali e si ubriacano.
175:51
Poi Giacomo I muore, subentra suo figlio Carlo, che tanti anni più tardi finirà sul patibolo a Londra. Carlo è un personaggio molto diverso.
176:00
è un personaggio austero, freddo, che non dà adito a pettegolezzi, ma non si libera del duca di Buckingham, con cui in realtà è amico e di cui anche lui è un po' succube.
176:10
Buckingham continua a governare l'Inghilterra per qualche anno finché non viene assassinato e il paese esulta e il suo assassino viene celebrato nelle ballate come un grande eroe dell'Inghilterra.
176:24
In altre parole l'immagine della corte è irrecuperabile.
176:29
Oltretutto il re ha sposato una principessa francese, la regina Enrichetta è francese in un paese, l'Inghilterra, che detesta i francesi, è cattolica in un paese dove la maggioranza è ferocemente protestante.
176:45
È molto più giovane di suo marito, ama il ballo, il teatro. Gli ambasciatori veneziani scrivono che la corte inglese è la più sontuosa e la più allegra del mondo.
176:56
Agli occhi della maggioranza degli inglesi questa non è una cosa positiva.
177:05
In Inghilterra profonda, che vive lontana dalla corte, si afferma l'idea che il re e la corte, la famiglia reale, i cortigiani e i ministri sono un corpo estraneo. che la corte non c'entra niente col paese.
177:19
Un grande storico, Lawrence Stone, ha espresso questa cosa in modo memorabile, quindi cito lui, anziché provare a dirlo con parole mie.
177:27
Il paese era virtuoso, la corte malvagia.
177:31
Il paese era parsimonioso, la corte scialava.
177:35
Il paese era onesto, la corte corrotta.
177:39
Il paese era casto e eterosessuale, la corte promiscua e omosessuale. Il paese era sobrio, la corte ubriaca. Il paese era patriottico, la corte filostraniera. Il paese era protestante, persino puritano.
177:58
La corte era pericolosamente filopapista.
178:04
Fermiamoci su quest'ultimo aspetto che è cruciale. Perché? Perché la religione è ancora fondamentale in questa società che, ripeto, non è uscita realmente dal Medioevo e una delle caratteristiche del nostro passato medievale è proprio il fatto della pervasività della religione, l'importanza che ha la religione per la gente.
178:26
Abbiamo detto che il paese era puritano. Cosa vuol dire? Vuol dire...
178:30
Vuol dire che ufficialmente in Inghilterra, dopo la riforma protestante, esisteva una sola chiesa, la chiesa anglicana, con a capo il re. Guardate che questo aspetto religioso è di enorme importanza, cioè stiamo già entrando nel discorso delle cause della guerra civile, in cui anche fattori politici, e lo vedremo, avranno un ruolo gigantesco, ma la dimensione religiosa è fondamentale.
178:57
Ora, la chiesa anglicana è una chiesa protestante in quanto rifiuta l'autorità del Papa, anzi aborre quello che loro chiamano il papismo, ma in realtà nel suo funzionamento concreto la chiesa anglicana dell'epoca assomiglia molto alla chiesa cattolica. È una chiesa autoritaria con la sua gerarchia di parroci, di vescovi.
179:19
È una chiesa che si aspetta che i fedeli si lasciano guidare come un gregge, senza discutere gli insegnamenti che arrivano dal pulpito.
179:29
Solo che l'Inghilterra del Seicento, che si sta avviando, benché sia un paese ancora medievale, ma si sta anche avviando a essere il paese più moderno d'Europa, l'Inghilterra.
179:40
E per esempio è un paese dove c'è sempre più gente che sa leggere e scrivere.
179:47
e saper leggere vuol dire essere esposti alla circolazione della propaganda, dei fogli di notizie.
179:53
Un popolo dove molti sanno leggere e scrivere, anche fra i poveri, dove il sentimento religioso è molto radicato, e dove comanda una chiesa di Stato con una visione molto autoritaria, voi capite che questa è una ricetta per la nascita del dissenso. E l'Inghilterra è piena di movimenti dissidenti, dissidenti religiosi, Sette, come dicono le autorità.
180:19
Sono loro i puritani.
180:22
Cominciano come gruppi di lettura non autorizzati, laici che si radunano per leggere insieme la Bibbia, perché sanno leggere, non hanno bisogno del parroco.
180:32
E pian piano finiscono per rifiutare la Chiesa ufficiale.
180:36
Sono protestanti rigorosi, anche fanatici.
180:40
Odiano tutti quegli elementi cattolici che sono rimasti nel rituale della chiesa anglicana, i crocifissi, le immagini sacre, per i puritani idolatria e superstizione.
180:53
I puritani sono favorevoli appunto alla lettura personale della Bibbia, vorrebbero che i pastori fossero eletti dai fedeli, che non ci fossero vescovi a comandarli, o addirittura che fossero i laici stessi a predicare agli altri.
181:09
Ora, io direi che se ci fermassimo qui, potremmo anche dire, beh, sono piuttosto simpatici i puritani. Hanno un'impostazione decisamente democratica, anti-autoritaria. Naturalmente dobbiamo fare il quadro completo.
181:21
I puritani sono degli integralisti religiosi. Vanno vestiti solo di nero.
181:28
Vorrebbero vietare qualunque sport, qualunque divertimento, il ballo, chiudere i teatri nell'Inghilterra, dove pochi anni prima è morto Shakespeare, I puritani si considerano il popolo eletto, il nuovo Israele, e si aspettano che Dio sterminerà i loro avversari e li condurrà in una nuova Gerusalemme.
181:51
E questo magari a noi piacerebbe di meno se dovessimo incontrarli. Però il puritanesimo comunque significa davvero rimettere in discussione l'obbligo di obbedire alle autorità.
182:04
Come disse uno dei grandi pensatori del Seicento inglese, Hobbes, Thomas Hobbes, che non aveva nessuna simpatia per tutto questo, cito Hobbes, dopo che la Bibbia fu tradotta in inglese, ogni uomo, anzi ogni ragazzo e ogni ragazzina che sapessero leggere l'inglese si convinsero di parlare con Dio Onnipotente e di capire quel che diceva.
182:35
Hobbes naturalmente durante la guerra civile sarà dalla parte del re e sarà costretto a scappare all'estero.
182:42
Perché in effetti il punto è che la politica del re Carlo lo porta allo scontro diretto con i puritani, con il dissenso religioso.
182:50
Perché? Perché lui è il capo della chiesa d'Inghilterra e pretende che tutti i suoi sudditi appartengano alla chiesa d'Inghilterra e obbediscano ai vescovi anglicani.
183:02
Questa cosa dei vescovi, facciamo attenzione perché è particolarmente significativa. Nel mondo protestante quasi sempre è stata rimessa in discussione l'idea di una chiesa, appunto, gerarchica, con un capo e poi i vescovi.
183:16
In Inghilterra tutti sanno che se il capo della chiesa è il re, vuol dire che i vescovi li sceglie lui.
183:22
E che i vescovi non hanno nessuna autonomia, si danno tante arie, vogliono comandare, ma in realtà sono al servizio del re.
183:30
È una vecchia storia, già al tempo di Elisabetta ci sono testimonianze sul fatto che il punto debole della chiesa anglicana è proprio il fatto che i vescovi non riescono a farsi rispettare.
183:41
Come scrisse al tempo di Elisabetta un arcivescovo, i messaggeri di Cristo sono stimati tamquam excrementamundi, come gli escrementi del mondo.
183:56
Ma Carlo è deciso a mettere fine a tutto questo e a ristabilire l'autorità dell'episcopato anglicano. E l'uomo a cui affida questo compito è l'arcivescovo di Canterbury, William Lode, che è un personaggio cruciale della nostra storia.
184:13
L'arcivescovo William Lode è l'uomo che convince il re, e non fa fatica a convincerlo, che per salvare insieme il trono e l'altare bisogna stroncare il dissenso religioso.
184:27
L'arcivescovo era un uomo di origini modeste, figlio di un commerciante, molto colto, secondo gli osservatori contemporanei non molto ben educato, lo descrivono come un ometto rubizzo irritabile e intollerante. In realtà l'arcivescovo William Lode qualche dubbio nel suo inconscio doveva averlo, ma non lo voleva ammettere neanche lui e poi loro dell'inconscio sapevano meno di quello che che pensiamo di sapere noi, sta di fatto che l'arcivescovo teneva un diario in cui annotava i sogni che faceva, specialmente quando faceva dei sogni inquietanti.
185:04
Una volta sognò che il re voleva sposare la vedova di un pastore protestante e che lui l'arcivescovo doveva celebrare il matrimonio, ma non riusciva a trovare nel libro liturgico il cerimoniale per i matrimoni.
185:20
Poi l'arcivescovo si sveglia chiedendosi chissà che messaggio mi ha mandato Dio con questo sogno. A noi che abbiamo letto il dottor Freud viene da dire che l'arcivescovo sapeva che c'era qualcosa che non andava tanto bene nel fatto che la moglie del re era una principessa straniera e cattolica.
185:35
E però il re ormai non può più sposare la figlia di un bravo protestante, ce l'ha già la moglie cattolica.
185:42
Sta di fatto che questi dubbi l'arcivescovo, se gli venivano in sogno, di giorno li dimenticava. E di giorno procedeva implacabile col suo programma. E quindi?
185:52
I puritani vorrebbero distruggere le immagini sacre e perfino i crocifissi, gli altari. L'arcivescovo impone vetrate, organi, clero, incotta, l'obbligo di inginocchiarsi per la comunione, candele, immagini sacre, il prete che si inchina all'altare, il segno di croce.
186:14
A giudizio dei puritani smorfie da scimmie.
186:20
E ovviamente il programma dell'arcivescovo prevede la liquidazione delle sette dissidenti. Bisogna ristabilire la disciplina. I puritani leggono la Bibbia e poi si mettono a predicare e sono bravi a fare i sermoni, a tenere le prediche. Ma l'arcivescovo decide che di prediche se ne sentono anche troppe in questo paese. Il popolo non ha bisogno di prediche, ha bisogno di catechismo.
186:43
Deve imparare a memoria ciò che deve sapere e non deve preoccuparsi d'altro. E quando un parroco o anche un vescovo non è tanto d'accordo, perché il sospetto che tutto questo voglia dire tornare al cattolicesimo è diffuso in questo paese che ha imparato ad avere una paura maledetta dei papisti, quando un vescovo o un parroco non è d'accordo viene sostituito, licenziato, magari messo anche in galera.
187:09
I puritani che si sentono più in pericolo scappano dal paese.
187:13
Sapete tutti dove vanno, vanno in America.
187:16
Avete presente una delle leggende fondanti della storia americana, i padri pellegrini che arrivano col Mayflower e fondano le colonie puritane del New England? E quando ci vanno? Ci vanno negli anni di Carlo e dell'arcivesco Volod.
187:33
Ce ne vanno talmente tanti di questi puritani in America che il re, anziché essere contento, si preoccupa che il paese rischia di perdere sudditi. Per un momento Carlo pensa di proibire le migrazioni in America, poi non lo fa.
187:47
Il fatto sta che per un puritano che se ne va, ce ne sono dieci che operano clandestinamente nel paese. Ora, fin qui, di nuovo, Medioevo e Modernità.
188:00
Non c'è mica niente di diverso rispetto a quello che succedeva già nel Medioevo, quando la società cristiana era piena di ribelli, di dissidenti, di gente che non ci credeva.
188:11
Ma adesso, nel Seicento, c'è una enorme differenza.
188:16
C'è la stampa e la stampa vuol dire che nel regno circola innumerevoli trattati, sermoni, preghiere, orazioni, prediche, libelli a difesa dei bravi protestanti perseguitati dal re e dal suo arcivescovo, amici dei papisti.
188:36
In teoria c'è una legge sul controllo della stampa. Non si può pubblicare niente senza autorizzazione, ma l'apparato statale è troppo debole a quell'epoca per farla rispettare. Tutti stampano quello che vogliono, clandestinamente.
188:49
L'arcivescovo deve accontentarsi di dare qualche esempio. Ve ne cito uno. C'è un puritano che si chiama William Prynne.
189:07
È un puritano al 100%, uno che critica gli uomini che portano i capelli lunghi, moda dei giovani nobili di corte in quell'epoca, e critica le donne che portano i capelli corti, come si permettono di confondersi con gli uomini.
189:24
William Preen è uno di quelli che appunto vorrebbero abolire non soltanto il teatro, ma addirittura la festa di Natale.
189:30
È uno che sostiene che brindare alla salute di qualcuno è già una cosa diabolica, un peccato.
189:37
e pubblica William Prynne, pubblica un libricino in cui critica il teatro, e in particolare le attrici, perché al tempo di Shakespeare non si vedevano donne sulla scena, le parti femminili le facevano i ragazzi, ma ormai anche questo tabù è caduto, le donne salgono sul palcoscenico, agli occhi di William Prynne è una cosa, è una dimostrazione dell'abisso morale in cui sta sprofondando l'Inghilterra.
190:04
Perciò in questo suo libro condanna in particolare le attrici. Peccato che la regina a corte ha appena partecipato a una rappresentazione recitando lei stessa davanti ai cortigiani. Risultato, il libro di William Prynne viene considerato un oltraggio alla corte, perciò Prynne viene acchiappato, condannato alla gogna, al taglio delle orecchie e al carcere a vita.
190:32
È il 1634. Dopodiché, incarcerato nella torre di Londra, Pryn riesce a continuare a scrivere e a pubblicare. Scrive un altro libello in cui protesta contro il fatto che in Inghilterra ormai è nata una specie di inquisizione cattolica che dà la caccia ai veri protestanti. Riesce a farlo pubblicare, lo scoprono nel 1637.
190:55
L'hanno a dire che lui era il re più felice della cristianità.
191:00
Nel 1637 Prin, che è già in galera nella torre, viene di nuovo condannato all'agonia a tagliare il pezzetto di orecchia che gli avevano lasciato la prima volta e a essere marchiato a fuoco sulle guance con le lettere S e L. Libellista sedizioso.
191:23
La folla che lo vede portare alla gogna fiori e erbe odorose sulla strada che deve percorrere, urla e protesta contro la polizia.
191:34
Il boia lo tratta in modo particolarmente brutale al momento in cui deve marchiarlo.
191:40
detto fra parentesi risulta che in queste occasioni il condannato aveva la possibilità di pagare una bustarella al boia e in base a quanto pagava veniva trattato più o meno bene Prin non deve aver pagato la gente è furiosa e grida se fosse stato un papista non gli sarebbe successo niente perché appunto la brava gente di Inghilterra è sempre più convinta che il re e i suoi cortigiani in cuor loro sono dei papisti in realtà Carlo è un protestante convinto Però non è un fanatico.
192:12
E per esempio in politica estera si è alleato con la Spagna. E la Spagna è un grande regno cattolico, certo, però è nemico della Francia. Anche noi siamo nemici della Francia. E quindi Carlo fa una politica di alleanza con la Spagna. Per molta gente in Inghilterra, allearsi con la Spagna vuol dire fare il patto col diavolo.
192:32
Poi in Inghilterra cattolici ce ne sono ancora. Non è vietato essere cattolici. Anche perché molti lord e gentiluomini sono rimasti attaccati alla vecchia religione, non hanno diritti civili di nessun genere, però non vengono perseguitati.
192:47
Ci sono leggi ferocissime contro il clero cattolico, è vietato il culto cattolico ovviamente in un paese protestante e per un inglese è proibito essere un prete cattolico. La legge dice che se un prete cattolico suddito inglese viene arrestato nel regno deve essere condannato a morte.
193:08
Ma il re non fa applicare veramente queste leggi. I preti ci sono, nessuno li arresta, ci sono perfino i frati francescani, clandestini, ma tutti lo sanno.
193:21
E poi la regina è cattolica.
193:23
E per la regina a corte si celebra la messa cattolica. Io spero che cominciate a capire cosa vuol dire per un artigiano della City o per un piccolo proprietario terriero dello Yorkshire sentir dire che a corte ci sono preti cattolici che celebrano la messa cattolica. Per la regina. E i cortigiani ci vanno perché è di moda farsi vedere la messa della regina. Il re non ci va, ma la gente crede di sì.
193:50
Poi il re ogni tanto davvero discute volentieri con i preti cattolici di sua moglie, la regina ha una piccola comunità di cappuccini, una volta il re va a trovarli, si ferma a mensa con loro. Tutte queste cose danno adito a una marea di libelli, di scritti, insultanti, che girano in tutto il regno e che tutti leggono.
194:11
I bravi puritani si convincono che il re è deciso a riportare il paese al papismo.
194:20
Eppure nei rapporti dell'arcivescovo al re descrive una popolazione devota, obbediente, fedele, la campagna per il rastabilimento dell'autorità va benissimo, non c'è da preoccuparsi niente.
194:34
E proprio per la sicurezza che va tutto bene, il re, e per la sicurezza che Dio è con lui naturalmente, perché questo è fondamentale, sicuro che va tutto bene e che Dio è dalla sua parte, il re si impegna in un altro scontro.
194:48
Parallero al primo che egualmente gli deve permettere di affermare la sua autorità e che invece sarà la sua rovina, e cioè lo scontro col Parlamento.
195:00
Che cos'è il Parlamento? Dagli studi fatti a scuola vi ricordate tutti che a un certo punto si comincia a parlare di monarchia assoluta, di sovrani assoluti. Si comincia a parlarne nel Cinquecento, soprattutto nel Seicento, il Re Sole, Quando si parlava del Medioevo non avete mai sentito parlare di sovrani assoluti.
195:22
Perché un re del Medioevo aveva un forte limite al suo potere.
195:28
Non era superiore alla legge e non era in grado di introdurre nuove tasse senza...
195:35
Senza garantirsi il consenso del paese, senza consultare il paese. Come faceva un re del Medioevo a consultare il paese? Quando aveva bisogno di soldi, convocava un'assemblea in cui venivano i nobili e venivano i vescovi, la nobiltà, il clero, e poi venivano i mercanti delle città, che erano quelli che avevano i soldi.
195:56
in Francia si comincerà a dire il terzo Stato a un certo punto, queste assemblee che nei vari paesi avevano mille nomi, ma in Inghilterra si chiamava già allora il Parlamento, queste assemblee venivano convocate e dovevano essere d'accordo se il re chiedeva soldi.
196:15
Ma i re del 600 trovano sempre più faticoso sottomettersi a questo obbligo.
196:24
Dopotutto non è Dio che li ha messi sul trono.
196:27
E allora dovrebbero rispondere soltanto a Dio.
196:30
Carlo è cresciuto respirando questo clima. Suo padre Giacomo era uno che diceva, i re siedono sul trono di Dio e Dio stesso li chiama dei.
196:44
Giacomo aveva scritto un manuale per istruire suo figlio Carlo al suo futuro mestiere di re, in cui gli insegnava che il re deve essere un padre per il suo popolo, ma come ogni padre ha diritto di vita e di morte e ha diritto a un'obbedienza assoluta.
197:01
E Giacomo insegnava al suo figlio che il re è superiore alla legge, non è limitato da nessuna legge, perché è lui che fa le leggi e se vuole le abolisce.
197:14
Carlo dedica la sua vita a realizzare questi principi, il che in concreto vuol dire provare a governare senza convocare il Parlamento.
197:24
Anche altri re europei lo fanno e ci riescono alla lunga.
197:29
In Inghilterra è un'impresa particolarmente difficile perché l'Inghilterra è il paese dove il Parlamento ha acquistato più spazio e dove già nel Medioevo i re hanno dovuto giurare di non governare senza il consenso del paese. Avete presente la Magna Carta? E che cos'è la Magna Carta se non l'impegno del re di convocare il Parlamento ogni volta che deve prendere qualche decisione importante. Il Parlamento e l'Inghilterra sono...
197:58
Eh beh, potete immaginarlo tutti, la Camera dei Lord dove siedono i Gran Signori e i Vescovi e quelli in genere vanno dove vuole il Re.
198:07
Ma la Camera veramente importante è la Camera dei Comuni, che rappresenta l'aristocrazia della campagna, la gentry, come dicono gli inglesi, che è la classe sociale che governa il regno, perché non esiste un apparato statale. Il re può governare nella misura in cui i gentiluomini di campagna mantengono l'ordine, fanno da giudici, riscuotono le tasse, e poi oltre alla gentry appunto ci sono quelli che hanno i soldi, quelli che hanno i contanti, i mercanti delle città, la City di Londra. Questa è la Camera dei Comuni.
198:38
E ogni volta che Carlo, nei primi anni del suo regno, convoca il Parlamento, scopre che ai Comuni tutto quello che chiede c'è qualcuno che non è d'accordo.
198:47
E si alza sempre qualcuno a parlare contro le sue richieste e a mettere in discussione la sua politica.
198:55
I Parlamenti vengono convocati, stanno in sessione per un po' di tempo, poi vanno a casa, magari per qualche anno non ce n'è bisogno, ma quando c'è bisogno si convoca di nuovo.
199:04
E il re convoca un nuovo Parlamento e si ritrova alle stesse facce dell'altra volta, perché nel paese, nelle contee, ci sono quelli che hanno fatto ormai esperienza e si fanno eleggere e vanno apposta in Parlamento per dire al re che il paese non è d'accordo con la sua politica. In altre parole, non so se capite, in questo paese che a suo modo è un laboratorio di modernità, sta nascendo il concetto di opposizione.
199:30
In teoria non ci si aspetta che il Parlamento per principio sia contro le richieste del re. Le discute, poi grosso modo cerca di venire incontro. Invece nel Parlamento inglese c'è l'opposizione, un gruppo consistente ai comuni che per principio non è d'accordo con quello che vuole il re. Carlo ogni volta che covoca il Parlamento fa sempre più fatica per ottenere quello che vuole e alla fine si stanca.
199:57
Nel 1629 il re dichiara che siccome il Parlamento si oppone alla sua politica, lui non lo convocherà più.
200:07
Molti parlamentari protestano e finiscono in prigione.
200:12
E a partire da quel momento, per dieci anni, Carlo governa senza più convocare il Parlamento.
200:20
E può illudersi, può dirsi di essere diventato un sovrano assoluto.
200:28
Senza più vincoli.
200:33
Il problema è che i suoi ministri non sono mica tanto sicuri che si possano davvero mettere delle nuove tasse senza convocare il Parlamento e senza che il Paese si ribelli. Non osano farlo. Però di soldi c'è bisogno.
200:49
E dunque il re è costretto a cercare di far soldi con altri mezzi. Dove li cerchi i soldi? Dove ci sono? Nell'economia? Nel commercio?
201:00
Fare soldi vuol dire che non possiamo mettere nuove tasse, però possiamo dire, per esempio, che tutti gli straccivendoli di Londra devono iscriversi a una corporazione e devono pagare una licenza per poter fare il loro mestiere, altrimenti no.
201:17
E si fa così e si introduce tutta una serie di controlli, di obblighi, di tasse di fatto sull'attività commerciale. Si introducono e naturalmente lo scopo è prendere soldi e poi controllare e beccare i violatori e multarli.
201:34
Si concedono i monopoli, vi dicevo. Vi faccio un esempio.
201:38
Ho esitato a lungo se fare questo esempio perché ve l'ho detto, sarà una lezione lunghetta quella di stasera, ma poi ho deciso che ve lo faccio lo stesso perché uno non si immagina che in un regno del 600 potessero succedere cose così. Dunque, il re concede a un imprenditore il monopolio della fabbricazione del sapone.
201:56
L'imprenditore ovviamente paga un sacco di soldi per essere l'unico in Inghilterra che può produrre sapone.
202:03
Chiudono tutte le altre fabbriche, ovviamente si crea già un mondo di scontenti. Il monopolista fabbrica sapone, siccome è l'unico che lo fabbrica non deve preoccuparsi troppo della qualità. Dopo un po' nel regno si diffonde la protesta perché il sapone del re è di pessima qualità.
202:20
Il governo decide di dimostrare al paese che non è vero. Dite che è di cattiva qualità? Vediamo, si organizzano dei test in pubblico, convocando le lavandaie, ma i test vengono truccati in modo da far risultare che il sapone del re va benissimo. Risultato, si comincia a produrre sapone di contrabbando. E in tutto il paese la gente compra il sapone di nascosto perché è stato prodotto senza l'autorizzazione del re.
202:47
Dopodiché il re comincia a mandare in giro delle spie per vedere se riusciamo a beccare quelli che fabbricano il sapone di nascosto e nel mondo degli artigiani, degli industriali si comincia a dire ci sono le spie del re in giro, attenzione, si crea questo clima per cui tutto quello che uno fa ha sempre l'impressione che c'è dietro uno che ti spia e che andrà a riferire al re.
203:09
Potete immaginare che il re se l'è voluta proprio con questi mezzucci che si è inventato per far soldi. Vi cito da un discorso proprio dell'epoca in cui il re è stato giustiziato.
203:21
Quante povere venditrici di mele, quanti fabbricanti di scope, quanti straccivendoli hanno dovuto vendere o impegnare letti e vestiti per comprarsi la licenza di entrare nelle nuove corporazioni del re a Londra. E quando l'ebbero acquistata si vide che era tutto un imbroglio. E così il re si riempì i forzieri con l'oppressione.
203:49
Il re non lo dichiara, ma tutti sanno che fa questo per non dover convocare il Parlamento.
203:55
E poi tenta l'esperimento decisivo. Finora sono mezzucci, ma adesso proviamo a introdurre proprio una nuova tassa e vediamo se il paese paga.
204:06
Lo fa molto abilmente. Al tempo di Elisabetta c'era una tassa che veniva pagata dalle zone costiere per mantenere la flotta da guerra. E l'Inghilterra è un paese che per tradizione ha bisogno di avere una flotta a difesa delle sue coste e che tutto sommato paga volentieri per questo. Perciò il re, ovviamente al tempo di Elisabetta la tassa, la ship money la chiamavano, la tassa per le navi. La ship money al tempo di Elisabetta serviva, c'era l'invincibile armada che veleggiava verso l'Inghilterra. Al tempo di Carlo la minaccia non è così evidente, però è vero che ci sono pirati nella manica, pirati olandesi, francesi.
204:45
Ci sono addirittura dei casi in cui i pirati barbareschi che arrivano dal Mediterraneo sbarcano in cornovaglia a saccheggiare, a portare via schiavi. Insomma, il re dice all'opinione pubblica siamo in emergenza e perciò io chiedo di nuovo alle zone costiere di pagare la tassa.
205:04
E le zone costiere pagano.
205:08
L'anno dopo...
205:11
Nel 1638 il re decide di far pagare la ship money non più soltanto alle città costiere, alle contee marittime, ma a tutto il regno. E il passo successivo.
205:25
E stavolta non ce la fa.
205:27
Perché nell'opinione pubblica immediatamente comincia a serpeggiare la protesta e la protesta è formulata così. Se vuole che paghiamo che convochi il Parlamento. Ci sono lord che dicono in faccia al re che loro diranno ai loro contadini di non pagare.
205:45
Se invece il re convoca il Parlamento e li sta a sentire, allora tutti pagheranno volentieri.
205:53
Finalmente un gentiluomo fa di tutto per farsi processare in modo da far scoppiare la cosa.
206:01
Questo gentiluomo viene processato a Londra davanti al Tribunale Supremo del Regno per avere incitato i suoi dipendenti a non pagare e i giudici del Tribunale Supremo si spaccano. Perché una metà dicono, ricordate quello che diceva il re Giacomo, il re è superiore alla legge.
206:20
Loro che sanno il latino lo dicono così, in anglo latino, rex is lex, il re è la legge.
206:28
E quindi può fare quello che vuole.
206:31
Ma una parte dei giudici, nominati dal re, una parte dei giudici dicono che no, non è vero, il re non può spingersi fino a quel punto. Perché se dovessimo ammettere che il re può costringerci a pagare delle tasse senza chiedere il nostro consenso, cioè senza convocare il Parlamento, mi capite? Se dovessimo ammettere questo, vuol dire che non c'è più la difesa della proprietà privata.
207:00
E la proprietà privata è sacra, è più sacra dell'autorità del re messo sul trono da Dio. Una parte dei giudici dichiara che il re non ha il diritto di mettere le mani nelle tasche dei suoi sudditi, perché se lo facesse il principio di proprietà salta.
207:22
E questo tenetelo presente perché la rivoluzione inglese, la guerra civile è anche una rivoluzione, vado bene tutte e due le definizioni, la rivoluzione inglese è la prima grande rivoluzione borghese, nel senso che non è una rivolta per cambiare la società, è una rivolta per garantire la proprietà privata.
207:44
Come vedete siamo già di fronte a un paese spaccato e a un re che va in rotta di collisione contro enormi interessi collettivi senza neanche rendersi conto della gravità della sua posizione.
208:00
Ma la scintilla che farà precipitare la guerra civile è ancora un'altra.
208:07
È una scintilla che scocca nell'altro regno di cui Carlo è re, la Scozia.
208:13
Il regno.
208:15
anche nel regno di Scozia.
208:18
Ma la Scozia è calvinista.
208:21
Per gli scozzesi, e non solo per un'avanguardia di puritani, ma per la massa in Scozia, le cose che piacciono tanto all'arcivescovo, l'incenso, le immagini sacre, sono superstizioni papiste.
208:38
Oltretutto, agli scozzesi, come potete immaginare, l'idea che la loro chiesa, la Kirk, come la chiamano loro, sia costretta ad adottare le stesse regole della Chiesa degli inglesi, a loro ovviamente sembra un attentato alla loro indipendenza.
208:55
E poi, appunto, calvinisti come sono, ancora più dei puritani inglesi, gli scozzesi hanno il terrore che dietro tutto questo ci sia quella realtà mostruosa che è Roma, il Papa, la meretrice, Come disse un lord scozzese, sono andato a letto con tante puttane, ma non ci andrò mai con la puttana di Babilonia.
209:21
Roma, ovviamente.
209:23
E invece il re e l'arcivescovo sono decisi a piegare la Scozia e vanno alla prova di forza. C'è il nuovo messale anglicano, il Book of Common Prayer, E domenica 28 luglio 1637 il nuovo messale viene ufficialmente imposto in Scozia.
209:45
A Edimburgo la folla si raduna fuori dalla cattedrale e picchia sulle porte sbarrate mentre l'arcivescovo celebra la messa dentro una cattedrale vuota. La folla tira pietre alle vetrate della cattedrale durante tutto il servizio.
210:01
In teoria la Scozia è governata da un consiglio del re che risiede a Edimburgo e che dovrebbe far eseguire i suoi ordini.
210:08
Il consiglio dichiara che questa rivolta è un tradimento, ma lo fa dopo essersi rinchiuso nel castello di Holyrood, al sicuro dalla folla di Edimburgo, e contemporaneamente per prudenza il consiglio del re sospende l'applicazione del nuovo messale nelle chiese di Scozia.
210:28
Il re quando è informato non è d'accordo. Ordina di reintrodurre il messale e di perseguire immediatamente i rivoltosi. In Scozia arrestare i rivoltosi si rivela completamente impossibile. L'intero paese è in piazza.
210:42
Si dice di qualche vescovo che per riuscire a celebrare il rito secondo il messale anglicano si presenta all'altare con due pistole cariche.
210:54
Di fatto...
210:57
Il paese non intende accettare.
211:00
Non sono ancora alla rivolta contro il re. Mandano al re una supplica, firmata da moltissimi nobili scozzesi e borghesi ed ecclesiastici, chiedendo il ritiro del libro di preghiere. Notate anche qui la modernità che viene fuori, la raccolta di firme come gesto politico. Noi mandiamo al re una richiesta e sotto questa richiesta ci sono tante firme di gente che conta.
211:30
Il re per tutta risposta nel febbraio del 38 risponde appunto che tutti i dissidenti si devono sottomettere immediatamente se vogliono evitare la sua ira. Questo proclama del re viene letto a Edimburgo davanti a una folla furibonda E per risposta in Scozia nobili ed ecclesiastici scozzesi stendono un documento che chiamano il National Covenant, il patto nazionale, in cui si dichiara che nessuno accetterà mai che le regole della Chiesa Nazionale di Scozia siano modificate, neanche se lo vuole il re.
212:08
Il Covenant viene letto in tutte le chiese di Scozia e per giorni e giorni la gente fa la fila per firmare. Gli analfabeti giurano in massa, in ginocchio, piangendo.
212:21
Il clima è di entusiasmo millenaristico. C'è il diario di un avvocato di Edimburgo che scrive «Oggi si è celebrato il grande matrimonio della nazione con Dio.
212:33
Noi e Israele siamo le uniche due nazioni che hanno giurato fedeltà al Signore».
212:39
Il primate di Scozia, l'arcivescovo di St. Andrews, fugge a Londra dichiarando tutto quello che abbiamo fatto in questi trent'anni è stato distrutto in un giorno.
212:49
E il consiglio del re da Edimburgo scrive al re che visti i risultati dei suoi ordini loro non sono più in grado di farli applicare.
212:59
E naturalmente la notizia di quello che è successo si diffonde in tutto il regno, in tutto il regno d'Inghilterra, perché c'è la stampa e il covenant scozzese, il patto degli scozzesi, viene stampato in mille tipografie clandestine e distribuito. L'arcivescovo Lode annota nel suo diario, a Londra ce l'hanno in mano tutti.
213:20
Il buffone di corte di Re Carlo, Archie Armstrong, Perché il re ovviamente aveva i buffoni di corte, aveva un gigante, Mackel John, Mackel è dialettale per dire grande, e aveva un nano e aveva un buffone. E il buffone di corte, incontrando l'arcivescovo di Canterbury, dopo che sono arrivate queste notizie dalla Scozia, gli chiede, chi è il buffone adesso?
213:49
Ovviamente viene subito cacciato dall'impiego e licenziato.
213:53
E in Scozia i sostenitori del Covenant, che ormai tutti chiamano i Covenanters, sono al potere e si comincia a parlare di espellere dalla Scozia tutti quelli che rifiutano di firmare. Vedete come si scivola rapidamente nell'interpretazione estrema.
214:10
Gli ecclesiastici considerati un po' troppo freddi vengono aggrediti dalla gente per strada.
214:16
E come succede in questi casi, qualcuno comincia ad aver paura che forse ci siamo spinti troppo oltre. Qualcuno comincia ad aver paura che tutto questo potrebbe portare anche a dei risultati che noi non vogliamo. La rivoluzione, la rivoluzione sociale.
214:33
Questa cosa lo esprime bene uno dei principali poeti scozzesi di quell'epoca, William Drummond, uno che poi durante la guerra civile si schiererà col re.
214:42
William Drummond scrive, chissà se tutto questo scompiglio e tutte queste discordie non si trasformeranno in un bellum servile. Avete presente Spartaco, le rivolte degli schiavi, in cui braccianti, buffoni, fattori, insomma tutta la gentaglia in armi inghiottirà i nobili e i gentiluomini, si impadronirà dei loro beni e si unirà in un nuovo covenant come abbiamo fatto noi.
215:15
Capite la meraviglia di questo come abbiamo fatto noi? Il covenant l'abbiamo fatto noi, i signori, i padroni, i ricchi, i nobili, i gentiluomini, il clero e la marmaglia, la marmaglia c'è il rischio che prenda questa cosa sul serio.
215:30
Il primo luglio del 1638 il re Carlo dichiara ufficialmente che in Scozia è in corso una ribellione e che lui intende stroncarla con la forza.
215:41
Ora in Inghilterra questa guerra è estremamente impopolare.
215:45
La brava gente preferirebbe mille volte che il re facesse la guerra alla Spagna.
215:49
Invece con la Spagna papista il re va d'amore e d'accordo, chissà come mai. E adesso vuole farci fare la guerra contro i nostri fratelli protestanti, gli scozzesi.
215:58
In giro si impreca contro l'arcivescovo, il Papa di Londra.
216:04
E gli scozzesi naturalmente stampano un appello al popolo inglese che circola in tutta l'Inghilterra, clandestinamente.
216:13
Il re va avanti, duro.
216:16
Però si scopre che non ci sono i soldi per fare questa guerra contro la Scozia. E qualcuno gli dice, eh, se non ci sono i soldi tu lo sai cosa devi fare, vero?
216:26
Convoche, no, il re rifiuta di convocare un Parlamento, piuttosto prende i soldi in prestito, si indebita fino al collo.
216:35
Lo stesso non riesce a mettere insieme abbastanza soldi, recluta un esercito scadente, debole.
216:42
Va lo stesso al nord, nella primavera del 39 il re marcia verso la Scozia. Arrivato alla frontiera viene a sapere che la Scozia è interamente in mano al nemico. Tutti gli arsenali, i presidi, le fortezze sono stati occupati dai covenanters, compreso il castello di Edimburgo. Le guarnigioni rege in Scozia sono passate dalla parte dei ribelli. Il re rimane lì sulla frontiera con questo suo esercito troppo debole, scontento.
217:08
Dall'altra parte si sono accampati gli scozzesi, armati fino ai denti. Dal loro campo si sentono i sermoni dei predicatori e il canto collettivo dei salmi. I lord che sono lì al campo con il re cominciano a dirgli che non è il caso di invadere la Scozia e che se proprio ci tiene a farlo Deve convocare prima il Parlamento.
217:34
Il re ammette che per il momento non è abbastanza forte per invadere la Scozia, fa una tregua.
217:41
In realtà avrebbe solo intenzione di prendere tempo, ma i suoi consiglieri insistono. Questa cosa è troppo grossa. Non si può fare senza convocare il Parlamento.
217:55
L'arcivescovo è uno dei primi che glielo dicono. Un altro che glielo dice con insistenza è un personaggio che non ho ancora citato, ma che in quest'ultima... no, mezz'ora no, se Dio vuole. In questi ultimi quarto d'ora, venti minuti, citeremo ancora, perché è protagonista poi di un episodio drammatico. È il conte di Stratford, governatore dell'Irlanda, uno dei principali e più fidati consiglieri del re. Sia l'arcivescovo Lod, sia il Lord Stratford insistono. Bisogna convocare il Parlamento. E il re lo convoca.
218:24
Dopo dieci anni, undici anni, che non lo faceva. Il Parlamento si riunisce il 13 aprile del 1640. Il re presenzia all'apertura, ma non fa lui il discorso.
218:37
Anche perché il re balbetta, leggermente, parlando con qualcuno che aveva lo stesso difetto. Una volta Carlo gli aveva detto, ho provato a tenere dei sassolini in bocca, ma non serve a niente.
218:48
Perciò a suo nome parla il primo ministro, il cancelliere, il quale spiega al Parlamento che nessun popolo ha mai avuto la benedizione di un re così buono, di una regina così virtuosa e che il buon popolo inglese deve essere grato e aiutare il re a sopprimere la rivolta dei malvagi scozzesi e se il Parlamento concederà i soldi, poi il re raddrizzerà tutti i torti.
219:16
ma il Parlamento è inondato di petizioni. Il meccanismo politico è questo. I deputati delle contee arrivano a Londra portandosi dietro le lettere che hanno ricevuto dai loro vicini, dalle comunità, dai ricchi, dai nobili, i quali tutti hanno qualcosa contro cui protestare, la tassa delle navi, i monopoli, la politica religiosa del re.
219:37
E i comuni cominciano a nominare delle commissioni, di nuovo un laboratorio di modernità.
219:44
La Camera dei Comuni nomina delle commissioni dicendo dobbiamo esaminare queste petizioni, queste proteste e il re se vuole i soldi deve abolire la tassa delle navi e deve raddrizzare tutti i torti, ascoltare tutte le proteste. Voi potete immaginare la reazione di Carlo. Il 5 maggio il re dissolve il Parlamento.
220:09
che infatti è passato alla storia come lo short parliament, il Parlamento breve, due o tre settimane.
220:17
È la quarta volta nel suo regno che Carlo scioglie il Parlamento ed è l'ultima volta che ci riesce. Subito dopo si riunisce il Consiglio per decidere come trovare i mezzi per fare questa maledetta guerra alla Scozia e il governatore dell'Irlanda, Lord Strafford, Dice, forse si potrebbe reclutare un esercito in Irlanda e portarlo qui per ridurre alla ragione questo regno.
220:46
Sul momento nessuno ci fa troppo caso tra i ministri che ascoltano questa frase. Tuttora noi non sappiamo se Stafford voleva dire, quando ha detto ridurre alla ragione questo regno, voleva dire la Scozia, che dobbiamo ridurre alla ragione, o se invece aveva in mente qualcosa di diverso. Ma ne riparleremo.
221:06
Fatto sta che senza il Parlamento non ci sono i soldi. Carlo è talmente in difficoltà che fa contattare addirittura il Papa per sapere se può avere un prestito dall'Italia per pagare questa guerra. Confisca i depositi che i mercanti di Londra tenevano nella zecca reale. Anche qui potete immaginare quanto questo contribuisca a renderlo popolare. La City di Londra non ne può più.
221:31
I mercanti della City, quando il re chiede soldi in prestito, rifiutano di darglieli.
221:36
Il re, e le procedure sono queste, fa arrestare gli assessori del comune di Londra e minaccia di impiccarli se non salteranno fuori i soldi. Ma intanto i soldi non saltano fuori. Il reclutamento dell'esercito va malissimo. Nel paese corrono tutte le voci più folli. Si dice che i soldati reclutati verranno imbarcati su navi col pretesto di sbarcare in Scozia, ma che in realtà li porteranno a venderli come schiavi in America. Risultato...
222:06
Il re non riesce a radunare un vero esercito, nel frattempo gli scozzesi stanno radunando un esercito e il 20 agosto 1640 gli scozzesi passano il Tweed e invadono l'Inghilterra al suono delle cornamuse e al canto dei salmi.
222:24
E il re riceve l'ennesima petizione, stavolta firmata da un gran numero di lord, che gli chiedono la grazia per tutti quelli che sono in galera perché non hanno pagato le nuove tasse o perché non hanno accettato le riforme dell'arcivescovo. E soprattutto, e questo è drammatico, gli dicono abbiamo sentito che Lord Strafford ha proposto di far venire un esercito dall'Irlanda.
222:49
Noi preghiamo sua maestà di non farla una cosa del genere.
222:55
Tenete presente cos'è l'Irlanda per gli inglesi di quel momento. L'Irlanda è un paese selvaggio che noi abbiamo conquistato, che stiamo riempiendo dei nostri immigrati protestanti, ma la popolazione locale sono selvaggi per di più papisti.
223:12
feroci tagliagole, assettati del nostro sangue, e in qualche modo si è sparsa nel paese la voce che il Lord Stratford ha suggerito di reclutare un esercito fra questi selvaggi papisti per venire a domare questo regno. Cos'è che intendeva dire esattamente?
223:34
E il re...
223:36
Qui comincia una pagina che è una delle più disonorevoli dal punto di vista del re, che si dimostra terribilmente inadeguato e incerto. Quando si accorge che l'opinione pubblica vede Lord Strafford, uno dei suoi consiglieri più fidati, come la sua anima nera, quello che gli dà i cattivi consigli, comincia a trattarlo con freddezza e anzi gli suggerisce di lasciare il paese, perché gli dice non sono mica sicuro di poter garantire la tua incolumità fisica. Lord Stafford decide di restare.
224:07
A questo punto il re gli dà la sua parola, che qualunque cosa succede non deve temere per la sua vita.
224:16
Tenetelo presente.
224:19
Intanto nel nord, invaso dagli scozzesi, la popolazione protestante simpatizza con gli scozzesi e li considera liberatori. Il re, senza un soldo, senza un esercito, è costretto a firmare un accordo disonorevole, accettando che l'esercito scozzese occupi il nord dell'Inghilterra e impegnandosi a pagare le spese degli occupanti. Dopodiché l'unica cosa che gli resta da fare è convocare un Parlamento.
224:48
E convoca quello che passerà alla storia, ovviamente, come il lungo Parlamento.
224:55
L'elezione di questo Parlamento è drammatica perché tutti hanno chiarissimo che si è arrivati a un punto di non ritorno. Questo Parlamento dovrà fare grandi cose per forza. Il Re fa di tutto per fare eleggere persone fidate.
225:08
Non ci riesce. Il partito della Corte viene sconfitto dappertutto.
225:14
Cortigiani e funzionari del Re alla Camera dei Comuni, si è calcolato, sono solo l'11%, meno che in qualunque altro Parlamento. Del resto le elezioni si sono fatte con una campagna elettorale in cui lo slogan dei puritani era contro i candidati del Re.
225:32
Non eleggete questi cortigiani atei, questi preti papisti.
225:38
Alle elezioni hanno partecipato con un impegno insolito gli elettori più poveri, gli artigiani, i bottegai, che di solito fanno solo numero e sono abituati a votare, come dice il gentiluomo vicino a casa loro, e invece stavolta ci sono state elezioni con dei radicali che sono andati a farsi eleggere con un programma di protesta, come disse un lord, che peraltro poi si schiererà col Parlamento contro il re, C'è gente senza camicia che pretende di far valere il suo voto quanto il mio.
226:11
E i puritani, i predicatori puritani soffiano sul fuoco, fanno appello al popolo.
226:18
Voi, voi di infima levatura, voi gente comune, common people. Voi gente comune, prendete coraggio. Dio vuole fare uso della gente comune nella grande opera di proclamare il regno di suo figlio. C'è questo clima di entusiasmo religioso millenaristico. Leggere i fogli di notizie, i giornali, i diari di quei giorni in cui arrivano i deputati è impressionante quello che si dice.
226:48
È l'alba di un bel giorno di lunga felicità per questo regno.
226:52
Il Parlamento sarà capace di costruire un nuovo mondo.
226:57
Naturalmente per la grande maggioranza dei deputati ai comuni, che sono gentiluomini o mercanti, il nuovo mondo non vuol dire la rivoluzione sociale. Assolutamente no. Non è questo. Quasi nessuno la vuole. Il nuovo mondo vuol dire il Parlamento deve insegnare al re che chi comanda è il Parlamento.
227:16
e deve difendere la proprietà privata dalle tasse del re e deve eliminare le novità papiste che piacciono tanto all'arcivescovo il Parlamento si inaugura il 3 novembre 1640 e stavolta il re fa il discorso di apertura pur balbettando si rende conto che ormai ci deve mettere la faccia ci va lui a chiedere al Parlamento i soldi per la guerra contro la Scozia il Parlamento risponde un momento ci sono altre cose da chiarire prima Per prima cosa bisogna chiarire che senza radunare il Parlamento tu non puoi imporre nuove tasse.
227:53
E il re non è in grado di maneggiarlo questo Parlamento e i suoi ministri non sono in grado di difenderlo. E il re accetta di riconoscere che effettivamente lui questo diritto non ce l'ha.
228:07
Ma in realtà le cose vanno oltre, molto in fretta, cominciano ad assumere le caratteristiche di una rivoluzione. In giro si sente dire che il Parlamento è il vero erede di Elisabetta, come se Giacomo e Carlo non ci fossero mai stati, e che la Camera dei Comuni è investita da Dio, non il Re investito da Dio, ma la Camera dei Comuni.
228:28
Entro qualche settimana dalla convocazione i comuni cominciano a comportarsi come il governo del regno, a mandare ordini ai giudici di pace nelle contee.
228:38
Nel frattempo, già che ci sono, aboliscono la censura sulla stampa, che già funzionava male, ma che a questo punto viene abolita del tutto. E poi gli oratori che prendono la parola uno dopo l'altro cominciano ad attaccare il re, i suoi ministri.
228:53
E si comincia a insistere su questa cosa. Cosa intendeva Lord Strafford quando ha detto di reclutare un esercito in Irlanda?
229:01
Bisogna nominare una commissione per indagare.
229:06
L'arcivescovo di Canterbury in quei giorni stavolta non annota nel suo diario un sogno, ma annota un altro fatto che gli è capitato che l'ha spaventato. Nel suo studio c'era un grande suo ritratto fatto dal famoso pittore di corte, Van Dyck.
229:22
Entrando nello studio, l'arcivescovo ha trovato il proprio ritratto per terra, caduto dal muro.
229:29
Scrive nel diario, io non sono superstizioso, ma Dio voglia che non sia un presagio.
229:36
Nel frattempo, vi ricordate William Prynne, lo stampatore puritano a cui avevano tagliato le orecchie, marchiato le guance, condannato al carcere a vita? Naturalmente viene liberato trionfalmente e al suo posto finisce nella torre di Londra Lord Stratford, arrestato per ordine del Parlamento. E il figlio di un segretario del re ritrova tra le scartoffie i verbali di quella famosa riunione in cui Stratford aveva parlato di far venire un esercito dall'Irlanda.
230:06
E li consegna ai capi dell'opposizione. Il clima è tale che ministri e segretari del re cominciano a imbarcarsi e scappare all'estero.
230:16
Ovviamente nel frattempo si passa a una politica puritana. I preti cattolici che prima giravano indisturbati adesso vengono arrestati e qualcuno viene anche impiccato e squartato con enorme soddisfazione del buon popolo puritano.
230:32
E i comuni cominciano a passare leggi religiose, puritane, estremiste, di vieto di qualunque gioco la domenica, eliminazione di tutte le immagini sacre dalle chiese, di vieto di inginocchiarsi durante il rito, queste smorfie papiste appunto.
230:48
E già che ci sono, sbattono nella torre anche l'arcivescovo di Canterbury.
230:54
E a marzo del 41 si apre il processo di Lord Stratford. Davanti al Parlamento accusato un po' di tutto, ma in particolare di aver voluto reclutare un esercito in Irlanda per soggiogare questo regno, cioè noi liberi inglesi. È un processo che dura due mesi e che suscita un'emozione gigantesca. Le cronache del tempo ci dicono che l'aula del tribunale è strapiena di pubblico, che la gente bivacca lì, si porta pane, formaggio, birra, si dice che la gente fa i suoi bisogni sul posto, pur di non perdere il posto e poter assistere giorno dopo giorno al processo.
231:33
Strafford, nonostante tutto, riesce a dimostrare che lui non voleva reclutare un esercito per sottomettere l'Inghilterra, parlava della Scozia.
231:45
Ma il diritto inglese prevede che il Parlamento può far passare una legge, cioè uno speciale tipo di legge, con cui si dichiara che una certa persona è un criminale colpevole e che va condannata a morte anche in assenza di processo.
232:02
I comuni passano questo tipo di legge dichiarando che il Lord Stratford deve essere giustiziato.
232:09
La legge deve passare ai Lord e poi alla firma del re.
232:13
Il re dichiara che lui non firmerà.
232:17
Quando passa ai Lord, la maggior parte dei Lord saggiamente preferisce non farsi vedere.
232:23
Alla Camera dei Lord sono pochi i presenti e tutto sommato sono pochi, c'è la folla che rumoreggia. Il re ha già detto che lui tanto non firma, perciò i Lord se ne lavano le mani e firmano anche loro la legge che condanna a morte il Lord Stratford. A questo punto la legge arriva dal re e il re non sa bene cosa fare e si consiglia con i giuristi e si consiglia con i vescovi e poi si prende paura e firma.
232:52
Salvo pentirsi subito dopo, ma è troppo tardi, due giorni dopo, Lord Stratford avviene decapitato.
232:58
E l'arcivescovo Lod, in prigione nella torre, annota nel suo famoso diario che non valeva la pena di servire quel re.
233:09
E fin qui, stiamo finendo, fin qui sembra di essere nella Francia della rivoluzione francese, quando ogni nuovo cedimento del re lo spinge sempre di più verso il baratro.
233:21
Ma stavolta le cose vanno un po' diversamente perché proprio l'estremismo del Parlamento, l'estremismo dei comuni, la violenza dei puritani, l'esecuzione di Lord Strafford, cominciano a spaventare molta gente. Nel Parlamento stesso si nota un cambiamento di linea. Ogni volta che si vota c'è una minoranza sempre più forte che vota a favore del re.
233:48
Fa paura questa spinta radicale che rischia di diventare una rivoluzione. Voi capite, siano andati a queste riforme credendo di rimediare a delle ingiustizie e di tornare ai buoni vecchi tempi di Elisabetta quando tutto andava bene e adesso invece si stanno manifestando delle novità che nessuno voleva, che nessuno si aspettava perlomeno.
234:12
Come se non bastasse a Londra c'è la peste.
234:15
E i capi dell'opposizione ai comuni cominciano a ricevere lettere di insulti, lettere che li accusano, la peste è colpa loro.
234:24
Uno di loro riceve una busta con dentro uno straccio infetto di peste, o almeno lo giudica subito tale, ecco, mandato da qualcuno che non gli vuole bene.
234:33
E il re ci gioca, il re ha capito che nel Parlamento c'è sempre più gente che è spaventata da quello che sta succedendo, ci sono sempre più deputati che può tirare dalla sua parte. E quindi il re ci gioca, fa sapere al Parlamento che se si continua così, e qui cito, la gente comune finirà per mettersi per conto proprio.
234:58
Chiamare libertà, l'eguaglianza e l'indipendenza, tutte brutte parole chiaramente, distruggere tutti i diritti e le proprietà e tutte le distinzioni di nascita, di merito, il re sa che sta toccando una corda perché i deputati sono tutti signori, gentiluomini.
235:19
Ogni volta che si vota appunto il re conta i voti della sua minoranza e questa minoranza cresce.
235:26
E finalmente nel gennaio del 42 il re si sente abbastanza forte da tentare appunto la prova di forza. Si presenta in Parlamento con i soldati con un elenco di parlamentari da arrestare.
235:38
Non li trova. Il Parlamento fa resistenza, i ricercati scappano e lo speaker del Parlamento dichiara al re che lui non è lì per obbedire a lui, è lì per obbedire ai comuni.
235:49
Il re a questo punto lascia Londra, dove il clima non è favorevole, si rifugia al nord, dove l'opinione pubblica è maggiormente fedele, e comincia a reclutare soldati.
236:01
E anche il Parlamento comincia a reclutare soldati.
236:05
Il re si dirige alla città di Hull, vicino al confine scozzese, dove c'è un grande deposito di armi, messo lì per la guerra contro la Scozia.
236:14
Il governatore della città rifiuta di lasciare entrare il re.
236:19
Il re ordina che sia arrestato come traditore, chi lo arresta? Impossibile. Il re cerca di prendere Hull con la forza, viene respinto. Il 22 agosto Carlo innalza il suo stendardo a Nottingham dichiarando di essere in guerra contro i ribelli del Parlamento.
236:41
E il Paese si spacca, anche il Parlamento si spacca.
236:46
Un po' più della metà dei deputati dei comuni stanno col Parlamento, ma i due quinti vanno col re.
236:54
I lord in grande maggioranza stanno col re, ma non tutti, circa un quarto dei lord stanno col Parlamento.
237:01
Il nord sta col re, il sud sta col Parlamento, Londra sta col Parlamento, i mercanti, i soldi stanno col Parlamento.
237:09
C'è un dato sorprendente, ci sono fatte come potete capire tutte le analisi possibili su quelli che stanno da una parte e quelli che stanno dall'altra. Il dato sorprendente è questo, i giovani stanno col re. In media i deputati o i lord che stanno col re sono molto più giovani che non quelli che stanno col Parlamento. È una cosa che va spiegata e in genere si spiega così.
237:35
che il progetto di Carlo di imporre il suo assolutismo non era una cosa così anacronistica, anzi, era un progetto in linea con i tempi e i giovani che avevano conosciuto solo quello non avevano necessariamente un rifiuto verso questa cosa. Il rifiuto ce l'hanno quelli più anziani che si ricordano un'altra epoca, quando il re non pretendeva di essere un sovrano assoluto.
238:02
E così scoppia la guerra e naturalmente fra mille ti mori perché tutti vogliono vincere ma tutti hanno paura che scoppi la rivoluzione, la rivoluzione sociale che nessuno vuole invece.
238:16
Come scrive un deputato che si è schierato contro il re.
238:20
In una guerra civile non ci saranno più diritti, proprietà, l'idea del mio e del tuo e chissà quanto ci guadagnerà la marmaglia che già adesso pensa che siccome tutti gli uomini sono uguali non c'è ragione che qualcuno possegga così tanto e qualcun altro così poco.
238:43
Poi il Parlamento vincerà la guerra dopo sei lunghi anni di guerra e la marmaglia non ci guadagnerà nulla.
238:52
Sei anni di guerra civile finiranno, come noi stasera abbiamo cominciato, con la decapitazione del re a Whitehall.
239:00
L'arcivescovo Lode lo aveva preceduto di quattro anni, era stato processato per tradimento nel 1945 e l'accusa contro l'arcivescovo era stata affidata a nessun altro che a William Prynne, all'uomo a cui lui aveva fatto tagliare le orecchie. William Prynne, pubblico accusatore, nominato dai comuni, fa di tutto per far condannare l'arcivescovo.
239:22
Frugara le sue scartoffie, legge il suo diario, suborna i testimoni, non riesce a farlo condannare, non c'è problema, anche per l'arcivescovo viene passata una legge del Parlamento che lo dichiara nemico del popolo e lo condanna a morte. E l'arcivescovo viene decapitato quattro anni prima del suo re.
239:43
E invece il patto del popolo, come diceva quel poeta scozzese, e la rivoluzione sociale non si realizzeranno. L'idea che tutti gli uomini sono uguali resterà confinata nei sermoni di qualche estremista e chi proverà a realizzarla, perché qualcuno ci proverà, ci sono alla metà del Seicento in Inghilterra dei movimenti che sono rimasti famosi, i livellatori. che volevano appunto livellare tutti, basta con i ricchi e con i poveri. Quando ci provano sul serio, scopriranno che l'esercito del Parlamento è prontissimo a reprimere nel sangue, a base di fucilazioni, quelli che non hanno capito che a un certo punto bisogna fermarsi.
240:29
Ma questa non era nella prima e non sarà neanche l'ultima volta, naturalmente.
240:32
Grazie.
241:19
Grazie a tutti, a domani sera allora.